Plasma e farmaci salvavita: la sfida italiana tra ricerca e dipendenza estera
Il sistema nazionale ha raccolto oltre 900 mila chili di plasma, ma per soddisfare tutto il fabbisogno servono anche donazioni provenienti dall’estero.
La ricerca rappresenta uno degli snodi più importanti del comparto dei plasmaderivati. Le aziende lavorano per ampliare le proteine ottenibili dal plasma, individuare nuove applicazioni cliniche per medicinali già disponibili e migliorare la resa industriale di ogni quantità conferita.
Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria, sottolinea inoltre che la filiera richiede tempi lunghi e tecnologie avanzate. «Dal prelievo alla disponibilità per il paziente possono trascorrere anche 12 mesi», spiega, a causa delle numerose fasi necessarie per trasformare la materia prima in un farmaco utilizzabile.
Una filiera lunga e complessa
Il plasma non può essere ricreato artificialmente: la sua disponibilità dipende quindi dalle donazioni. Dopo l’arrivo della sacca, il materiale viene sottoposto a lavorazioni industriali articolate, controlli e processi di frazionamento prima che il medicinale possa essere impiegato nella terapia.
Da questa materia biologica si ricavano diversi prodotti, tra cui immunoglobuline, albumina umana, alfa 1-antitripsina e fattori della coagulazione. Si tratta spesso di terapie destinate a persone con malattie rare e prive di alternative equivalenti, per le quali la continuità delle forniture incide direttamente sulla qualità della vita.
L’autosufficienza resta incompleta
Negli ultimi anni il sistema italiano ha raggiunto risultati rilevanti, superando i 900 mila chili di plasma raccolto. Tuttavia, il volume nazionale non è ancora sufficiente a coprire l’intero fabbisogno dei pazienti e la legge sull’autosufficienza non ha eliminato la necessità di ricorrere a fonti aggiuntive.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Secondo Carugi, circa l’80% del plasma raccolto nell’ambito del sistema nazionale viene destinato alle aziende per il frazionamento e la produzione dei medicinali, mentre il restante 20% rimane riservato alle situazioni di emergenza. Per garantire la disponibilità dei trattamenti, le imprese integrano dunque la materia prima italiana con plasma proveniente dagli Stati Uniti e da altri Paesi europei.
Perché la donazione è decisiva
I plasmaderivati sono farmaci biologici ottenuti dalla lavorazione della componente liquida del sangue, donata volontariamente. La loro produzione è quindi legata a un equilibrio delicato: la domanda terapeutica può essere costante, mentre la quantità di plasma disponibile dipende dalla partecipazione dei donatori.
Il rappresentante di Farmindustria definisce questi medicinali «strategici» per il loro impatto sulle cure di migliaia di persone. L’attività industriale non riguarda soltanto la trasformazione del plasma, ma comprende anche studi clinici, sviluppo di nuove indicazioni e interventi sui processi produttivi per ricavare il maggior numero possibile di terapie da ogni chilo di materia prima.
Continua a leggere
Salute mentale, le parole contano: 8 milioni chiedono risposte
Tra stigma, social e servizi pubblici insufficienti, il disagio psicologico riguarda una platea ampia e in aumento, soprattutto tra i giovani.
Sanità territoriale, la sfida ora è far funzionare la rete
In Emilia-Romagna sono già attive 49 Aft, mentre la Regione ha programmato 166 Case della comunità: il nodo resta la piena operatività dei servizi.
Sinner, la prudenza prima del rientro: il monito dell’ortopedico
Giuliano Cerulli valuta la scelta del tennista di fermarsi e richiama il ruolo della preparazione fisica nella prevenzione delle ricadute.
Svapo, il dato britannico che preoccupa: oltre 1 milione mai fumatori
Le statistiche 2025 mostrano una crescita tra chi non ha precedenti con il tabacco, mentre i fumatori tradizionali continuano a diminuire.