Sanità territoriale, la sfida ora è far funzionare la rete
In Emilia-Romagna sono già attive 49 Aft, mentre la Regione ha programmato 166 Case della comunità: il nodo resta la piena operatività dei servizi.
Il passaggio alla nuova sanità territoriale in Emilia-Romagna non dipende soltanto dalla realizzazione delle strutture, ma anche dalla loro capacità di operare in modo coordinato. L’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi ha indicato nei finanziamenti nazionali una condizione indispensabile per garantire servizi omogenei in tutte le Regioni.
La rete deve diventare operativa
Nel corso della risposta al consigliere civico Riccardo Gordini, Fabi ha riepilogato il quadro degli interventi regionali: sono state programmate e avviate 166 Case della comunità, 41 Ospedali di comunità e 47 Centrali operative territoriali. Secondo l’assessore, il passaggio decisivo sarà assicurare che questa rete raggiunga la piena funzionalità.
Il modello prevede ruoli distinti per i diversi presìdi. Le Case della comunità dovranno costituire il primo accesso ai servizi locali, mentre gli Ospedali di comunità saranno destinati alle persone che non possono essere assistite a domicilio ma non necessitano ancora di ricovero in un reparto per acuti.
Più assistenza vicino ai cittadini
Sul territorio emiliano-romagnolo sono attive 49 Aft, strutture pensate per affrontare i problemi di salute non urgenti e rafforzare la presenza della medicina generale. Almeno una sede per distretto garantisce l’apertura sei giorni su sette, con un’organizzazione orientata a rendere l’assistenza più capillare e coordinata.
«Per mantenere la rete dei servizi sanitari locali, le risorse nazionali sono indispensabili per tutte le Regioni», ha sottolineato Fabi. Nel sistema delineato dall’assessore, le Centrali operative territoriali dovranno invece accompagnare i passaggi tra i diversi livelli di cura, fino al ricorso all’assistenza domiciliare.
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Demografia e bisogni in cambiamento
Fabi ha collegato la riorganizzazione anche all’evoluzione della popolazione. La sanità si confronta con meno episodi acuti e con un numero crescente di condizioni di lunga durata, che richiedono continuità e accompagnamento nel tempo.
«Servono reti capaci di adattarsi a bisogni che cambiano e si distribuiscono diversamente nei territori», ha concluso l’assessore. La sfida, dunque, riguarda sia il completamento dell’assetto previsto sia il coordinamento concreto dei servizi attorno alle esigenze delle persone.
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