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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Salute mentale, le parole contano: 8 milioni chiedono risposte

Tra stigma, social e servizi pubblici insufficienti, il disagio psicologico riguarda una platea ampia e in aumento, soprattutto tra i giovani.

A cambiare il modo di raccontare il disagio psicologico contribuisce anche il Vademecum "Informare sulla salute mentale", presentato all’Istituto superiore di sanità. Il documento richiama l’attenzione sul peso delle parole e invita a evitare formule capaci di alimentare pregiudizi e stereotipi. Sullo stesso tema si concentra la campagna "Anche questa è cura" di Medici Senza Frontiere, dedicata al benessere psicologico.

Anche le istituzioni europee stanno affrontando il problema. A Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato raccomandazioni per una normativa dell’Unione europea destinata a ridurre i rischi psicosociali connessi all’attività lavorativa.


Il 10 ottobre tra diritti e comunità

La Giornata mondiale della salute mentale, fissata al 10 ottobre, sarà accompagnata dall’illuminazione di verde di monumenti in diverse città. L’Organizzazione mondiale della Sanità chiede ai Paesi membri di rafforzare servizi territoriali fondati sulla comunità e sul rispetto dei diritti umani.

Nella stessa data il Campidoglio ospiterà l’atto conclusivo del Festival Ro.Mens. Una delle iniziative collegate ha portato nella Casa della Comunità del Tuscolano, gestita dalla Asl Roma 2, una raccolta di autoritratti realizzati da pazienti, medici e operatori sanitari: 180 immagini, tante quante la legge del 1978 che determinò la chiusura dei manicomi in Italia.


Un disagio sempre più esteso

La salute mentale coinvolge oggi circa 8 milioni di persone in Italia, considerando depressione, disturbi alimentari e patologie psichiatriche più severe. La stima, riferita dal direttore del Dipartimento Salute mentale della Asl Rm2 Massimo Cozza, deriva dal confronto con i dati mondiali: tra il 1990 e il 2023 i casi sono quasi raddoppiati, fino a raggiungere 1,17 miliardi secondo una ricerca pubblicata su The Lancet.

L’aumento appare particolarmente rilevante tra i giovani. In questo scenario le piattaforme social svolgono un doppio ruolo: possono concorrere ad aggravare il malessere, ma allo stesso tempo rendono visibile una sofferenza già presente nella società.


Schermi e segnali dal web

Uno studio comparso su The Lancet collega un’esposizione quotidiana agli schermi superiore a due ore a una possibile perdita, su scala globale, di circa 2,8 milioni di anni di vita in buona salute attribuibile alla depressione. Il dato descrive un’associazione e non stabilisce da solo un rapporto di causa ed effetto.

La conversazione digitale sulla salute mentale è comunque molto ampia. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati contati oltre 138mila post dedicati all’argomento, un volume che conferma quanto il tema sia entrato nel dibattito pubblico.

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L’assistenza pubblica non basta

Nel 2024 i servizi pubblici hanno seguito 845.516 adulti, una cifra nettamente inferiore rispetto alla platea potenziale stimata. Per molte persone, quindi, il sostegno non arriva oppure viene cercato ricorrendo a prestazioni pagate direttamente.

Le differenze territoriali rendono il quadro ancora più disomogeneo. Un’analisi della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, costruita su 14 indicatori, rileva una spesa annuale per abitante di 37 euro in Campania e di 115 euro a Bolzano, a fronte di una media nazionale pari a 75 euro.


Case di Comunità e nuove risorse

Anche la rete delle Case di Comunità procede in modo incompleto. Delle 1.715 strutture previste, 334 dispongono di servizi specifici per la salute mentale; nel rapporto questo dato è indicato come il 43% del totale.

Secondo Guido Di Sciascio, co-presidente della Società italiana di psichiatria, i numeri "evidenziano la necessità di integrare la nuova rete dell’assistenza di prossimità con quella dei Dsm e delle cure primarie". La direzione indicata è dunque quella di un collegamento più stretto tra i servizi territoriali e i dipartimenti di salute mentale.

A sostenere il sistema potrebbe contribuire il nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, aggiornato dopo dieci anni. Per il primo triennio sono previsti 255 milioni, ai quali dovrebbero aggiungersi fondi strutturali e risorse vincolate all’assunzione di personale.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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