Occhi e salute: i segnali invisibili che possono anticipare una diagnosi
Dal glaucoma silenzioso alle malattie sistemiche, la visita oculistica può offrire indizi utili per riconoscere precocemente alterazioni che coinvolgono l’intero organismo.
Non sempre una malattia si manifesta con sintomi evidenti, e in alcuni casi i primi indizi possono comparire proprio durante un controllo della vista. La retina, le strutture nervose e i tessuti oculari consentono infatti di osservare, senza interventi invasivi, segnali che possono richiedere ulteriori accertamenti su diabete, ipertensione, disturbi circolatori, patologie autoimmuni e condizioni più rare.
Il tema sarà al centro del 16esimo Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici Oculisti, in programma l’8 e il 9 ottobre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. L’appuntamento coincide con la Giornata mondiale della vista, dedicata quest’anno allo slogan “Ama i tuoi occhi”, e punta a rafforzare il messaggio sulla prevenzione e sulla diagnosi tempestiva.
Il glaucoma può restare nascosto
Tra le patologie oculari che più spesso vengono individuate tardi c’è il glaucoma. In Italia si stima che ne siano colpite circa un milione di persone, ma quasi la metà non sarebbe consapevole della propria condizione. Il danno può avanzare senza segnali percepibili e, quando i disturbi diventano evidenti, la compromissione potrebbe essere già importante e non reversibile.
“È una delle patologie che più frequentemente arrivano alla diagnosi tardi, perché i sintomi vengono percepiti quando il danno può essere già avanzato e irreversibile”, ha spiegato Alessandra Balestrazzi, presidente Aimo. La prevenzione, secondo gli specialisti, riguarda comunque ogni fase della vita: nel bambino un riconoscimento tardivo dell’occhio pigro può lasciare esiti permanenti; nei giovani il cheratocono può provocare alterazioni visive rilevanti se non viene individuato e trattato precocemente; negli anziani la degenerazione maculare può essere rallentata intervenendo nelle fasi iniziali.
La retina guarda oltre la vista
L’occhio può fornire informazioni anche sullo stato generale dell’organismo. Attraverso l’esame del fondo oculare e della retina, l’oculista può rilevare modificazioni dei piccoli vasi compatibili con alterazioni circolatorie, ipertensione o diabete. Non si tratta di una diagnosi automatica di malattia cardiaca o metabolica, ma di segnali che possono suggerire la necessità di eseguire controlli più approfonditi.
“Spesso siamo i primi ad accorgerci, attraverso l’esame del fondo dell’occhio e della retina, di alterazioni circolatorie, ipertensione o diabete”, ha affermato Balestrazzi. In situazioni di questo tipo diventa importante il confronto con internisti, cardiologi e diabetologi, così da valutare il quadro complessivo del paziente. Una sessione del congresso sarà dedicata proprio al rapporto tra disturbi oculari e malattie sistemiche, con il coinvolgimento di specialisti di numerosi settori, dalla neurologia alla reumatologia, dall’endocrinologia alla pediatria.
Una revisione scientifica citata dagli esperti indica che, entro vent’anni, sviluppa una forma di retinopatia quasi la totalità delle persone con diabete di tipo 1 e circa il 60% di quelle con diabete di tipo 2. La stessa analisi rileva che l’occhio secco può interessare fino al 30% dei pazienti con artrite reumatoide e che malattie ipertensive, autoimmuni, neurologiche, endocrine, infettive e genetiche possono lasciare tracce osservabili a livello oculare, talvolta prima di altri sintomi.
Infiammazione, un segnale da interpretare
Il collegamento tra occhi e malattie dell’intero organismo emerge anche nei disturbi infiammatori. Un’infiammazione oculare può rappresentare il primo indizio di una patologia reumatologica non ancora riconosciuta, ma ogni quadro deve essere valutato con attenzione. L’occhio secco, per esempio, può accompagnare la sindrome di Sjögren, sia quando compare da sola sia quando si presenta insieme ad altre connettiviti.
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Massimo Accorinti, presidente della Società Italiana Uveiti e Malattie Infiammatorie Oculari, ha sottolineato che la visita non dovrebbe limitarsi alla valutazione della lacrimazione e della superficie dell’occhio. È utile raccogliere informazioni sulla salute generale e verificare l’eventuale presenza di sintomi riferibili ad altri organi; quando emerge un sospetto, il paziente può essere indirizzato al reumatologo con gli esami già svolti e con un’ipotesi clinica più precisa.
Un discorso analogo riguarda le uveiti, cioè le infiammazioni dei tessuti interni dell’occhio. Ne esistono oltre 40 tipologie: alcune non hanno una causa identificata, circa il 20% è di origine infettiva e una quota compresa tra il 15% e il 20% può essere associata a malattie sistemiche di interesse reumatologico. La distinzione tra i diversi quadri è quindi essenziale, anche per evitare richieste di esami non mirate che potrebbero aumentare costi, ritardi e risultati fuorvianti.
Dal sintomo oculare alla diagnosi
Un’ulteriore revisione sistematica, basata su 65 studi, ha stimato un interessamento oculare nel 18% dei pazienti con artrite reumatoide, nel 31% di quelli con lupus eritematoso sistemico e nel 35% delle persone con sindrome antifosfolipidi. Per la sindrome di Sjögren, la frequenza dell’occhio secco arrivava all’89%.
Tra le condizioni che possono manifestarsi anche con segnali oculari figurano inoltre la sclerosi multipla, le malattie della tiroide, la malattia di Fabry e alcune patologie infettive, autoimmuni e neoplastiche. In questi casi l’oculista può riconoscere un elemento da approfondire e indirizzare il paziente verso lo specialista competente, senza sostituire gli accertamenti necessari per arrivare alla diagnosi.
Prevenzione al centro del congresso
Durante le due giornate romane saranno affrontati temi che comprendono retina, glaucoma, cornea, cataratta, superficie oculare, oftalmologia pediatrica, oncologia oculare, chirurgia, intelligenza artificiale e nuove tecniche di diagnostica per immagini. L’obiettivo indicato dagli organizzatori è rafforzare la consapevolezza sul valore dei controlli, anche perché oltre 6 milioni di italiani convivono con una patologia oculare e circa un terzo di queste condizioni può determinare una riduzione visiva molto grave.
“L’occhio non è affatto un organo isolato dal resto del corpo”, ha concluso Balestrazzi, richiamando l’importanza di comunicare questo principio sia alla popolazione sia alle nuove generazioni di oculisti. La visita, dunque, non riguarda soltanto la qualità della vista: in presenza di determinati segni può diventare anche un passaggio utile per orientare più rapidamente la valutazione della salute generale.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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