Morbillo, un caso può infettare fino a 17 persone: l’allarme dei pediatri
La Società Italiana di Pediatria richiama l’attenzione su coperture incomplete, seconda dose ferma all’84,45% e casi in crescita soprattutto tra adolescenti e adulti.
I bambini sotto l’anno restano tra i più esposti quando il virus ricomincia a circolare, perché non hanno ancora raggiunto l’età della prima somministrazione prevista dal calendario. Nei periodi immediatamente successivi, inoltre, molti non hanno ancora terminato il ciclo con la seconda dose: per questo, secondo la Società Italiana di Pediatria, la vaccinazione ha anche una funzione di protezione della comunità.
La seconda dose resta il punto debole
La Sip insiste soprattutto su un nodo preciso: il completamento del percorso vaccinale. Nella nota diffusa dopo la circolare del ministero della Salute sul quadro epidemiologico del morbillo, la società scientifica osserva che la copertura nazionale con il richiamo previsto a 5-6 anni si ferma all’84,45%.
Nessuna Regione né Provincia autonoma, viene sottolineato, arriva al 95%. Ed è proprio quella soglia, da raggiungere e mantenere con due dosi in ogni singola coorte di nascita, che viene considerata necessaria per contenere una malattia così contagiosa.
I numeri italiani preoccupano
Rocco Russo, che guida il Tavolo tecnico vaccinazioni della Sip, legge in questi dati un margine di recupero ancora ampio. L’Italia, ricorda citando i dati Ecdc, risulta il Paese dell’Unione europea con il numero più alto di casi di morbillo: 630 su un totale di 2472, nel periodo compreso tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026.
Russo avverte che non basta aver ricevuto la prima dose. Il problema, infatti, non riguarda soltanto i più piccoli: la fascia con più contagi è quella tra 15 e 39 anni e, tra i casi di cui si conosce lo stato vaccinale, il 94,7% non era vaccinato.
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Adolescenti e adulti restano scoperti
Il presidente della Sip, Rino Agostiniani, richiama l’attenzione sul fatto che la copertura va considerata lungo tutto l’arco della vita. A suo giudizio, buoni risultati tra i bambini non bastano se restano scoperti gruppi di adolescenti e adulti.
Agostiniani segnala anche che, nel 2026, l’incidenza più alta si osserva nella fascia 0-4 anni: 49,4 casi per milione, più del doppio rispetto ai 15-39enni. Nella sua lettura, questo conferma quanto i più piccoli siano vulnerabili quando il virus torna a diffondersi.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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