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Salute 4 min di lettura30 set

Denti, il rischio è già concreto a 30 anni: i numeri da sapere

La ricerca Mentadent fotografa ansie, ostacoli e lacune nella prevenzione orale, mentre Andi rilancia il ruolo del dentista e del nuovo HUB digitale.

Otto italiani su dieci pensano che occuparsi della prevenzione abbia senso anche quando non avvertono disturbi. Tuttavia, quasi la stessa quota ritiene che si dedicherebbe maggiormente ai propri denti se i percorsi preventivi fossero più accessibili; quasi una persona su quattro, inoltre, ha rinunciato a sorridere nelle fotografie per preoccupazioni legate alla dentatura o all’aspetto del sorriso. Andi indica dentisti e igienisti come i riferimenti più affidabili per orientarsi sulla salute della bocca.

L’obiettivo del 46esimo Mese della prevenzione dentale è proprio trasformare la consapevolezza in gesti concreti, evitando che la perdita dei denti venga percepita come un esito inevitabile. L’iniziativa, promossa da Andi e Mentadent, punta su controlli regolari, abitudini quotidiane corrette e un confronto costante con il professionista.


Il problema riguarda anche i trentenni

La fotografia arriva da uno studio Mentadent condotto su 2.000 persone tra 18 e 75 anni e presentato a Roma. Dal sondaggio emerge che un adulto italiano su due ha già perso almeno un dente naturale, mentre il 70% teme di poter vivere la stessa situazione in futuro.

Il dato coinvolge anche una fascia d’età spesso considerata lontana da questo tipo di problema: il 26% degli intervistati che hanno 30 anni ha già perso almeno un dente. Soltanto una persona su dieci giudica “eccellente” la propria salute orale, a conferma della distanza tra la percezione del rischio e la cura effettivamente messa in pratica.


Ansia e poche certezze sulla prevenzione

Tra chi ha già subito una perdita dentale, una persona su due racconta di provare ansia e circa tre su dieci riferiscono imbarazzo. La ricerca segnala quindi anche un impatto emotivo e sociale, non limitato all’aspetto clinico.

La consapevolezza dell’importanza della prevenzione non coincide però con la sicurezza sui comportamenti da adottare: solo quattro persone su dieci dichiarano di sapere con sufficiente chiarezza come proteggere i denti nel tempo. A complicare il quadro contribuiscono, per una parte della popolazione, l’accesso difficile ai controlli e la continuità dei percorsi di cura.


Rischi diversi, percorsi da personalizzare

Secondo gli intervistati che hanno perso almeno un dente, il principale gruppo di cause è rappresentato dalle patologie della bocca, soprattutto carie e malattie gengivali. Nel quadro vengono però citati anche l’età, l’invecchiamento, alcune condizioni di salute e abitudini connesse all’alimentazione, al fumo e all’igiene orale.

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La varietà dei fattori richiede un approccio calibrato sulla situazione individuale: si parte dalla conoscenza del proprio profilo di rischio, per poi collegarla alle pratiche quotidiane e alle verifiche periodiche dal dentista. Fabio Scaffidi, coordinatore Andi nazionale del Mese della prevenzione dentale, ha dichiarato: «Perdere i denti non è normale a nessuna età e non deve essere considerato una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento». Ha inoltre sottolineato che il dentista deve aiutare a separare le informazioni attendibili da quelle confuse e a renderle applicabili nella vita di ogni giorno.


Un nuovo spazio per orientarsi

Per l’edizione 2026, Andi e Mentadent hanno creato l’HUB del Mese della Prevenzione Dentale, un ambiente digitale con indicazioni pratiche sottoposte alla verifica degli esperti. I contenuti sono organizzati intorno a tre direttrici: conoscere il proprio sorriso, costruire abitudini quotidiane corrette e prestare attenzione allo stile di vita.

Lo strumento nasce per rendere più semplice l’accesso a informazioni autorevoli e favorire un dialogo più efficace con il dentista. Corrado Bondi, presidente nazionale Andi, ha osservato: «L'eccellenza clinica da sola non basta se non è accompagnata da una comunicazione efficace tra medico e paziente, finalizzata al mantenimento della salute orale».

Il progetto si inserisce nella collaborazione tra Andi e Mentadent, che dura da quasi 50 anni. Ugo De Giovanni, General Manager Personal Care Italia di Unilever, ha spiegato che la ricerca ha messo in luce la distanza tra ciò che le persone conoscono e ciò che riescono a fare, indicando nella condivisione di contenuti chiari e basati su evidenze scientifiche un possibile sostegno alla prevenzione.

Con il nuovo appuntamento, le due realtà intendono ribadire che la salute orale si costruisce nel tempo e non soltanto quando compare un problema. La finalità dichiarata è aiutare le persone a riconoscere i rischi, intervenire tempestivamente e considerare la cura dei denti una parte stabile della tutela della salute, a ogni età.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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