Microcitoma, la sopravvivenza sale a 22 mesi: la svolta della nuova terapia
La combinazione di tarlatamab e durvalumab ha portato all’80% la quota di pazienti vivi dopo un anno, secondo i dati presentati al congresso di Madrid.
Per i pazienti con microcitoma polmonare in stadio esteso si apre una prospettiva terapeutica finora mai osservata: la sopravvivenza mediana è arrivata a 22 mesi, con un incremento di 8 mesi rispetto ai risultati precedenti. Dopo un anno dall’avvio della cura, inoltre, l’80% dei pazienti risultava ancora in vita.
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Un risultato senza precedenti
I dati sono stati illustrati al Simposio presidenziale del congresso della Società europea di oncologia medica, in corso a Madrid. Al centro dello studio c’è l’associazione tra tarlatamab e durvalumab, un’immunoterapia utilizzata nella nuova strategia di trattamento.
Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e professore ordinario all’Università di Parma, ha definito l’esito particolarmente rilevante per una malattia aggressiva come il microcitoma. «La sopravvivenza mediana arriva a 22 mesi», ha sottolineato, indicando nel risultato «un grande passo in avanti per i pazienti».
La terapia arriva dopo la prima cura
La combinazione non è pensata come trattamento iniziale, ma come terapia di mantenimento per persone che hanno già affrontato una prima fase con chemioterapia o immunoterapia. L’obiettivo è prolungare il controllo della malattia dopo il percorso di partenza.
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Prima di questi risultati, per chi riceveva una diagnosi di microcitoma in fase estesa l’aspettativa di vita si collocava generalmente intorno ai 12 mesi. Secondo Tiseo, il nuovo approccio produce quindi un beneficio mai documentato in precedenza con questa patologia e rappresenta un cambiamento significativo rispetto a quanto ottenuto finora.
Il peso del microcitoma in Italia
Ogni anno nel nostro Paese vengono individuati circa 44 mila nuovi tumori del polmone. Il microcitoma costituisce tra il 10% e il 15% di queste diagnosi, una quota che evidenzia la rilevanza del sottotipo nell’ambito dell’oncologia toracica.
Tra i pazienti colpiti da microcitoma, il 60-70% presenta già una malattia in stadio esteso al momento della diagnosi. È proprio per questo gruppo che l’aumento della sopravvivenza osservato con tarlatamab e durvalumab assume un peso particolare, pur collocandosi nel contesto dei risultati dello studio presentato al congresso.
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