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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Microcitoma, la combinazione che porta la sopravvivenza a 21,1 mesi

Nel tumore polmonare a piccole cellule in stadio esteso, tarlatamab e durvalumab hanno migliorato la sopravvivenza rispetto alla sola immunoterapia nello studio DeLLphi-305.

Quasi otto pazienti su dieci erano ancora vivi dopo un anno grazie alla combinazione di tarlatamab e durvalumab, contro il 53% rilevato con il solo durvalumab. Nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, o microcitoma, il trattamento ha inoltre ridotto del 58% il rischio di morte e più che triplicato il periodo senza progressione della malattia.

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Un risultato rilevante sulla sopravvivenza

I dati arrivano dallo studio di fase 3 DeLLphi-305, presentato durante il Simposio presidenziale del congresso della Società europea di oncologia medica e pubblicato nello stesso momento sul New England Journal of Medicine. La combinazione è stata valutata come trattamento di prima linea e, secondo i risultati, ha portato la sopravvivenza mediana a 21,1 mesi.

Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, ha definito i risultati “veramente importanti”. L’esperto ha ricordato che, prima di questo dato, l’introduzione dell’immunoterapia aveva aggiunto in mediana circa 2-3 mesi alla sopravvivenza, portando l’attesa di vita a 12-13 mesi.


Il possibile cambio di strategia

Nel lavoro, la combinazione è stata somministrata come mantenimento ai pazienti che non mostravano progressione dopo chemio-immunoterapia. Per Tiseo, il vantaggio osservato potrebbe modificare il percorso di cura, perché l’impiego di tarlatamab in una fase più anticipata sembra associato a un controllo più duraturo della malattia.

Il beneficio è stato confermato anche in sottogruppi considerati a prognosi peggiore, tra cui le persone con metastasi cerebrali o epatiche. L’oncologo ha indicato questo risultato come il più ampio guadagno di sopravvivenza finora ottenuto nel trattamento del microcitoma in stadio esteso.

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Una malattia ancora aggressiva

Il carcinoma polmonare a piccole cellule rientra tra le forme più aggressive di tumore solido e, per lungo tempo, ha offerto possibilità terapeutiche limitate. La presentazione dei dati al congresso è stata accompagnata da un’ovazione in piedi, a sottolineare l’interesse suscitato da risultati riferiti a una patologia particolarmente difficile da controllare.

Ogni anno questa forma rappresenta circa il 13-15% degli oltre 2,6 milioni di nuovi casi di tumore del polmone diagnosticati nel mondo. I risultati dello studio suggeriscono quindi un possibile cambiamento nel trattamento dello stadio esteso, pur riferendosi agli esiti della specifica sperimentazione DeLLphi-305.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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