Meningococco B, quasi 1,8 milioni di giovani ancora scoperti
La stima della Società italiana di pediatria evidenzia lacune nelle vaccinazioni e forti differenze regionali, soprattutto tra gli adolescenti.
La prevenzione della malattia meningococcica richiede più passaggi durante la crescita. Oltre al sierogruppo B, tra i principali responsabili delle infezioni figurano A, C, W-135 e Y: contro questi quattro ceppi è disponibile il vaccino quadrivalente MenACWY.
Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale indica una dose di MenACWY dal compimento dei 12 anni, sia per chi non è mai stato immunizzato sia per gli adolescenti già vaccinati da bambini con MenC. La protezione, dunque, si distribuisce tra infanzia e adolescenza secondo le diverse indicazioni previste.
Gli adolescenti restano una fascia critica
Proprio durante l’adolescenza, quando aumentano i contatti ravvicinati, il rischio di contrarre un’infezione da meningococco B torna particolarmente rilevante. Dopo i bambini nei primi anni di vita, i ragazzi rappresentano infatti il gruppo più esposto.
L’offerta vaccinale, però, non segue criteri uguali in tutte le Regioni. In alcune vengono coinvolti soltanto gli adolescenti mai vaccinati, in altre anche quelli che avevano ricevuto le dosi durante l’infanzia; esistono inoltre territori nei quali non è previsto alcun intervento. Rocco Russo, coordinatore del Tavolo tecnico Vaccinazioni della Società italiana di pediatria, chiede quindi una strategia nazionale omogenea, con priorità per chi non ha mai ricevuto il vaccino.
Una platea ancora senza protezione
L’analisi della Società italiana di pediatria ha messo a confronto le coorti di nascita dal 2014 al 2022, ricavate dai dati Istat, con le coperture vaccinali a 24 mesi pubblicate dal ministero della Salute. Il risultato è una stima di 1.780.545 bambini e ragazzi non vaccinati contro il meningococco B oppure protetti solo parzialmente.
Per Rino Agostiani, presidente della Società italiana di pediatria, si tratta di “un bacino molto ampio sul quale possiamo ancora intervenire”. L’invito rivolto alle famiglie è controllare la situazione vaccinale dei figli e rivolgersi ai servizi competenti per completare i cicli lasciati a metà.
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La malattia può evolvere rapidamente
La meningite meningococcica nasce dall’infiammazione delle membrane che proteggono encefalo e midollo spinale, provocata dal batterio Neisseria meningitidis. La trasmissione avviene soprattutto attraverso saliva e secrezioni respiratorie durante contatti stretti; una persona può ospitare il microrganismo senza ammalarsi, ma in alcuni casi l’infezione diventa invasiva e causa meningite, sepsi o entrambe.
Nei quadri più severi il peggioramento può avvenire nell’arco di 24-48 ore anche quando la diagnosi e le cure arrivano rapidamente. La patologia porta alla morte nel 5-10% dei casi e lascia conseguenze permanenti nel 10-20% dei sopravvissuti, tra cui danni neurologici, sordità, cecità e altre disabilità.
Il recupero vaccinale è la priorità
Il piano nazionale prevede che la vaccinazione contro il meningococco B venga proposta gratuitamente e in modo attivo dall’età di 3 mesi. Secondo i pediatri, tuttavia, le dosi non somministrate o i cicli interrotti devono essere recuperati con maggiore efficacia, soprattutto nelle aree dove le coperture risultano più basse.
L’appello è stato rilanciato in occasione della Giornata mondiale della meningite, celebrata il 5 ottobre. “È fondamentale recuperare chi non ha completato la vaccinazione e ridurre le disomogeneità territoriali”, ha affermato Agostiani, ricordando la rapidità e la gravità con cui può manifestarsi la malattia.
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