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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Melanoma, la svolta passa dai test genetici: la richiesta dell’Imi

Daniela Massi indica nella rimborsabilità dei test Ngs e nella sanità digitale i passaggi decisivi per diagnosi più precise e cure personalizzate.

La diagnosi del melanoma potrebbe diventare più precisa grazie all’integrazione tra preparati anatomopatologici digitali, algoritmi di intelligenza artificiale e test genetici. Per rendere concreta questa evoluzione, l’Intergruppo melanoma italiano chiede al ministero della Salute di garantire la rimborsabilità dei test Ngs anche nei casi di tumori melanocitari atipici.

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I test genetici al centro della richiesta

Daniela Massi, presidente dell’Imi, ha spiegato che il sequenziamento di nuova generazione non serve soltanto a prevedere la risposta alle terapie e a suddividere i pazienti in base alle caratteristiche della malattia. Questi esami possono aiutare anche quando il quadro diagnostico è particolarmente difficile, offrendo elementi utili per distinguere le forme più complesse.

Per questo l’Imi punta all’inserimento dei test Ngs nel nomenclatore tariffario, così da permetterne l’accesso attraverso il sistema sanitario. La proposta si colloca nel confronto più ampio sull’introduzione delle innovazioni nella sanità pubblica, con particolare attenzione ai costi, all’organizzazione dei servizi e alla possibilità di assicurare le stesse opportunità ai pazienti.


La diagnosi cambia con il digitale

L’apertura del 32esimo Congresso nazionale dell’Intergruppo melanoma italiano, in programma per 3 giorni a Bologna, ha riportato al centro anche la trasformazione digitale della diagnostica. La conversione dei campioni in formato digitale rappresenta il passaggio necessario per utilizzare gli algoritmi di intelligenza artificiale e sostenere valutazioni sempre più accurate.

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Secondo Massi, l’appuntamento deve favorire il confronto tra competenze diverse sulla prevenzione, sull’identificazione della malattia e sui trattamenti. La presidente ha riassunto così la prospettiva dell’Imi: «La sfida non è soltanto tecnologica, ma riguarda anche la sostenibilità, l’organizzazione e la cultura sanitaria».


Ricerca e istituzioni più vicine

Tra gli obiettivi indicati dall’associazione ci sono una prevenzione più personalizzata, terapie costruite sulle caratteristiche dei singoli pazienti e una collaborazione più stretta tra specialisti. Nel percorso sono chiamate a partecipare anche le associazioni dei pazienti, insieme alle altre società scientifiche.

Il congresso intende quindi mettere in relazione ricerca, pratica clinica e decisioni istituzionali. L’obiettivo finale è fare in modo che le nuove tecnologie, dalla digitalizzazione dei preparati ai test genetici, contribuiscano a diagnosi più affidabili e a percorsi di cura personalizzati senza rimanere strumenti accessibili soltanto a una parte dei malati.

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