IA negli studi di ingegneria: la guida del Cni cambia le regole
Il Consiglio nazionale degli ingegneri pubblica un manuale pratico su norme, doveri e responsabilità legati all’uso dell’Intelligenza Artificiale.
L’impiego dell’Intelligenza Artificiale non alleggerisce in alcun modo la posizione del professionista: se un elaborato viene firmato dall’ingegnere, la responsabilità resta sua, anche quando il lavoro è stato preparato con l’aiuto di sistemi automatici. Lo ricorda il Consiglio nazionale degli ingegneri nella nuova guida dedicata al tema.
Responsabilità sempre in capo al professionista
Il documento sottolinea anche che le conseguenze possono intrecciarsi su più piani. Uno stesso comportamento, infatti, può produrre effetti civili, disciplinari, amministrativi e, nei casi più gravi, perfino penali. Per questo l’uso dell’IA va gestito con cautela, specie nella comunicazione dello studio e nella produzione di contenuti che potrebbero risultare fuorvianti o lesivi di diritti altrui.
La pubblicazione, presentata oggi a Trieste in occasione del Congresso nazionale degli ingegneri, si intitola ‘Guida pratica all’Intelligenza Artificiale per l’ingegnere, normativa deontologia e buone pratiche professionali’. L’obiettivo è offrire agli iscritti all’Albo uno strumento operativo per orientarsi tra regole, doveri etici e applicazioni concrete.
Cosa chiede la nuova guida
Tra i punti messi in evidenza figurano quattro indicazioni essenziali: l’IA deve restare un supporto e non sostituire il giudizio tecnico; il controllo umano deve accompagnare tutta la prestazione; il committente va informato in anticipo del suo impiego; la responsabilità finale continua a gravare sull’ingegnere, anche quando il sistema sia utilizzato da collaboratori o dipendenti.
La guida nasce dentro un contesto normativo già definito dal diritto vigente, dal Regolamento (UE) 2024/1689, cioè l’AI Act modificato dal Regolamento (UE) 2026/1744, e dal Codice deontologico degli ingegneri italiani. Il testo richiama anche la Legge n. 132/2025, in particolare l’art. 13, che disciplina l’uso dell’IA nell’attività professionale.
Il Consiglio nazionale degli ingegneri spiega che il professionista deve verificare e validare personalmente ogni documento prima di consegnarlo o firmarlo. Quando serve, è utile inserire una clausola specifica nel contratto, fornire un’informativa chiara al cliente e conservare traccia delle verifiche svolte, così da rendere documentabile il controllo umano.
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Norme, doveri e organizzazione dello studio
Il volume è diviso in cinque parti: la prima ricostruisce il quadro regolatorio e propone esempi nei vari ambiti dell’ingegneria; la seconda affronta il rapporto tra IA e deontologia; la terza esamina rischi legali, sanzioni e profili assicurativi; la quarta si concentra sul mancato aggiornamento professionale; la quinta contiene indicazioni pratiche per l’uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni, i cosiddetti Llm.
Sono presenti anche appendici con modelli e checklist operative. Secondo il Cni, l’evoluzione della normativa porterà a una richiesta sempre più frequente di dichiarare se siano stati utilizzati sistemi di IA, sia nei bandi pubblici sia negli incarichi privati.
L’ente ribadisce che la trasparenza verso il cliente deve essere garantita fin dall’affidamento dell’incarico, con informazioni comprensibili e proporzionate alla prestazione richiesta. Nel tempo, aggiunge il documento, potrebbe diventare pratica comune inserire una breve nota sull’uso dell’IA nelle relazioni tecniche e nei contratti professionali.
Il messaggio di fondo è netto: l’Intelligenza Artificiale può affiancare il lavoro dell’ingegnere, ma non può sostituire autonomia, competenza e responsabilità personale. La guida insiste anche sulla necessità di proteggere i dati trattati e di orientare l’innovazione verso un uso responsabile, nell’interesse pubblico.
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