Genomica e tumori, la sfida è portare la precisione a tutti
A Hong Kong è stata presentata una Commissione di The Lancet Oncology per ridurre le disuguaglianze nell’accesso a test molecolari e terapie innovative.
L’oncologia di precisione continua a svilupparsi, ma le sue opportunità restano lontane da molti pazienti. Test molecolari e farmaci innovativi sono infatti disponibili soprattutto nei Paesi più ricchi e, anche lì, nei centri dotati delle strutture più avanzate.
La ricerca corre più dei sistemi sanitari
È da questa difficoltà che prende avvio la nuova Commissione internazionale di The Lancet Oncology, presentata al World Cancer Congress di Hong Kong. Il gruppo dovrà esaminare gli ostacoli che impediscono di trasformare i risultati della genomica in vantaggi concreti per chi affronta un tumore.
L’organismo riunisce specialisti di oncologia, genomica, anatomia patologica, sanità pubblica, politiche sanitarie, economia, analisi dei dati, etica e rappresentanza dei pazienti. Il suo lavoro punta a definire un percorso globale per rendere la genomica oncologica e la medicina personalizzata più accessibili, sostenibili ed eque nei diversi sistemi sanitari.
Più biomarcatori, ma accesso diseguale
Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, sottolinea che oggi più del 30% delle persone con tumori solidi in fase avanzata può essere trattato con una terapia scelta sulla base dei biomarcatori. La quota, osserva, potrebbe crescere grazie ai numerosi trattamenti di precisione attualmente sottoposti a sperimentazione clinica.
«L’innovazione, però, trova la sua piena realizzazione solo se vengono eliminate o ridotte le disparità ancora esistenti», afferma Di Maio. Raffaella Casolino, oncologa e ricercatrice alla guida della Commissione, richiama invece la complessità crescente dei test diagnostici, l’evoluzione rapida delle conoscenze, i costi e i percorsi di cura articolati: condizioni che rendono particolarmente difficile assicurare standard elevati nei contesti con risorse limitate.
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La rete necessaria per cambiare passo
Nicola Normanno, responsabile del Center for advanced molecular diagnostics in oncology della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e presidente dell’International Quality Network for Pathology (Iqn Path), indica nella collaborazione tra soggetti diversi uno dei passaggi decisivi.
«Serve una cooperazione reale tra istituzioni pubbliche, industria diagnostica e farmaceutica, ricercatori e, soprattutto, pazienti», dichiara Normanno. L’obiettivo è mettere in comune gli investimenti per rafforzare le infrastrutture diagnostiche, verificare l’affidabilità dei test nei vari contesti e rendere più omogenee le regole tra Paesi.
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