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Salute 5 min di lettura4 ore fa

Fertilità, il tempo pesa: cosa emerge dall’indagine internazionale

Dall’incertezza economica al sostegno psicologico, i dati raccolti in nove Paesi mostrano perché il progetto di maternità viene spesso rimandato.

La ricerca scientifica potrebbe un giorno rendere reversibili alcuni processi che danneggiano gli ovuli, ma Antonio Pellicer avverte che per arrivare a questo risultato serviranno ancora anni. Nel frattempo, secondo il fondatore di IVI e professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia, chi desidera avere un figlio dovrebbe evitare di rimandare troppo a lungo.

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Le regole cambiano da Paese a Paese

La normativa incide anche sul destino degli embrioni non utilizzati. In alcune nazioni è possibile destinarli ad altre coppie, mentre in Italia vengono conservati. Pellicer riconosce i passi avanti compiuti nel nostro Paese, ma segnala che le norme continuano a escludere alcune possibilità: donne single e donne con una compagna, se desiderano intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita, spesso si recano all’estero, soprattutto in Spagna.

Secondo il docente, oggi si tende a creare tre embrioni, così da mettere a disposizione altrettanti tentativi di impianto. In questo modo, riferisce, il 93% delle donne arriva a concludere la gravidanza; alcune tornano poi a rivolgersi alle strutture per cercare una seconda maternità.


Il progetto di maternità resta diffuso

In Italia il 74% delle donne tra 19 e 49 anni è già madre oppure vorrebbe diventarlo. Il 16% non ha figli e non ne desidera, mentre il 10% non ha ancora preso una decisione. Tra le madri intervistate, il numero ideale medio è di 2,4 figli, a fronte di 1,7 figli effettivamente avuti.

La maternità è considerata molto o abbastanza importante dal 65% delle italiane, contro il 73% del campione internazionale. Anche la quota di donne che sono madri o aspirano a esserlo risulta più bassa in Italia e Canada: 74%, rispetto a una media dell’82% negli altri Paesi coinvolti, secondo quanto spiegato da Moira Tesser, responsabile commerciale di GfK Spagna.

L’indagine Fertility Barometer, realizzata da GfK, società del gruppo Nielsen IQ con il sostegno di Ivi Institute, ha raccolto le risposte di oltre ventimila donne. La rilevazione ha riguardato Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi Uniti; i risultati sono stati presentati il 13 ottobre a Milano.


L’attesa nasce da più fattori

In media il desiderio di diventare madri compare intorno ai 26 anni. In quasi la metà dei casi, però, trascorrono quasi sette anni prima che quel progetto si realizzi. Proprio questo intervallo può diventare problematico, perché la fertilità tende a ridursi con l’età.

Tra le ragioni del rinvio, il 30,1% indica la sensazione di non essere ancora abbastanza mature e il 29,7% la mancanza di un compagno adeguato. Le difficoltà economiche e l’instabilità professionale, considerate insieme, incidono per il 40%. Le donne già madri o in attesa di un bambino indicano invece soprattutto la maturità personale, nel 43% dei casi, la presenza del compagno giusto, nel 41%, e la disponibilità di tempo ed energie, nel 32%.

Pellicer sottolinea che tra 26 e 33 anni la qualità degli ovuli cambia poco in media, ma dopo i 36 anni si registra una diminuzione concreta della fertilità. Il medico riferisce inoltre di incontrare sempre più spesso, nei percorsi di procreazione assistita, donne oltre i 40 anni. Con l’avanzare dell’età diminuiscono la qualità degli ovuli e quella dello sperma; tra gli altri elementi citati figurano lo stato di salute e l’obesità.

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Infertilità e accesso alle cure

In Italia una donna su sei ha affrontato problemi di infertilità. La definizione utilizzata nell’indagine, riferita ai criteri dell’OMS, indica almeno 12 mesi di tentativi di concepimento senza successo; il 4,7% delle partecipanti sta vivendo questa situazione al momento della rilevazione.

Tra le donne che hanno avuto in passato difficoltà a concepire, oltre il 77% si è rivolto a un medico, il 53% ha iniziato un trattamento e il 14% ha utilizzato la fecondazione in vitro. Dopo uno o più cicli, quest’ultima ha prodotto un esito positivo nel 73% dei casi indicati dall’indagine.

La spesa rappresenta il principale ostacolo alla procreazione medicalmente assistita: la cita il 43% delle intervistate con una storia di infertilità. Soltanto il 12% dichiara di avere una copertura assicurativa per questi trattamenti. Seguono il peso psicologico, segnalato dal 37%, l’assenza di garanzie sull’esito, indicata dal 31%, e i tempi di attesa, menzionati dal 30%.


Tecniche più avanzate, sostegno ancora limitato

La fecondazione in vitro è la procedura più utilizzata. Nelle coppie più giovani, tuttavia, si può iniziare dall’inseminazione artificiale, descritta da Pellicer come un percorso semplice con risultati simili a quelli del concepimento naturale.

Il tasso di impianto degli embrioni, che quarant’anni fa era del 6%, oggi ha raggiunto il 60%, secondo il docente. Il miglioramento riguarda soprattutto il lavoro di laboratorio: le incubatrici controllano continuamente gli embrioni, mentre una biopsia consente di esaminarne il DNA. Anche l’intelligenza artificiale viene impiegata per individuare con maggiore precisione gli embrioni più sani.

Nonostante i progressi, oltre il 50% delle donne che affrontano la PMA in Italia e negli altri Paesi considerati si rivolge, almeno in parte, al settore privato. Il 33% lo fa perché non possiede i requisiti richiesti dal servizio sanitario, mentre un’altra ragione frequente è rappresentata dai tempi di attesa giudicati eccessivi.

Il percorso resta impegnativo anche sul piano emotivo: in Italia il 70% delle partecipanti lo considera rilevante. Un supporto psicologico è stato offerto soltanto al 53%. Pellicer lo ritiene utile per tutte, soprattutto perché il risultato non è assicurato, in particolare al primo tentativo, e osserva che ancora non sono noti tutti i motivi per cui un embrione attecchisca oppure no. Dopo un insuccesso, molte donne interrompono il percorso anche per la mancanza di un adeguato sostegno psicologico.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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