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Salute 2 min di lettura3 ore fa

Fegato, il punteggio che può orientare la terapia con Sirt

Uno studio torinese su 82 pazienti indica nel parametro Albi un possibile elemento decisivo per stimare la sopravvivenza dopo radioembolizzazione

La funzione residua del fegato e la quantità di radiazioni da somministrare possono incidere sull’esito dei trattamenti contro i tumori epatici. Uno studio realizzato a Torino su 82 persone sottoposte a radioembolizzazione ha individuato nel punteggio Albi un indicatore capace di fornire informazioni rilevanti sulla sopravvivenza complessiva.


Il dato Albi entra nella prognosi

La ricerca, condotta dall’Azienda ospedaliero universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ha esaminato pazienti con epatocarcinoma, la forma più diffusa di tumore maligno del fegato. Il lavoro è stato pubblicato su La radiologia medica ed è nato con il coinvolgimento del Gruppo Interdisciplinare Cure dedicato alle patologie epatiche.

A guidare il progetto è stata Monica Finessi, dirigente medico della Medicina nucleare dell’Aou torinese, diretta da Silvia Morbelli. Tra gli elementi analizzati figuravano sia le condizioni cliniche dei pazienti sia i parametri legati alla distribuzione della dose durante il trattamento.

Il punteggio Albi, calcolato attraverso i valori di albumina e bilirubina, offre una misura oggettiva della capacità funzionale del fegato. Secondo i risultati, questo parametro ha mostrato una relazione significativa con la sopravvivenza globale e si è rivelato più utile, sul piano prognostico, rispetto ai sistemi di classificazione tradizionali.


Dosi mirate senza trascurare il fegato

La terapia valutata nello studio è la Sirt, cioè la radioembolizzazione effettuata mediante microsfere contenenti Ittrio-90. La procedura richiede una stima individuale della dose di radiazioni, così da concentrare l’azione sul tessuto tumorale e limitare per quanto possibile l’esposizione delle parti sane dell’organo.

La dosimetria permette infatti di definire la quantità di radiazioni destinata a ciascun paziente sulla base delle caratteristiche del trattamento. I risultati raccolti a Torino indicano che una pianificazione personalizzata può consentire di raggiungere il tumore con dosi elevate e selettive, senza compromettere la funzionalità del fegato non malato.

L’analisi suggerisce inoltre che il punteggio Albi possa aiutare a individuare i candidati più adatti alla radioembolizzazione. Il suo valore, quindi, non riguarderebbe soltanto la previsione del rischio di tossicità, ma anche una valutazione più ampia delle probabilità di sopravvivenza associate alla terapia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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