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Salute 2 min di lettura4 ore fa

Epatocarcinoma, la svolta delle combinazioni: perché il fegato resta decisivo

Lo studio Emerald-3 affianca immunoterapia e farmaco anti-angiogenico alla chemioembolizzazione, con l’obiettivo di rendere il controllo della malattia più stabile e incisivo.

La sfida contro l’epatocarcinoma non riguarda soltanto l’efficacia del farmaco, ma anche la capacità del fegato di sopportare le cure. È questo il punto evidenziato da Sherrie Bhoori, epatologa dell’Unità di Chirurgia oncologica epato-gastro-pancreatica e Trapianto di fegato della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, diretta da Vincenzo Mazzaferro.


Il fegato determina il margine di cura

Secondo Bhoori, l’epatologo svolge una funzione essenziale perché il tumore compare spesso su un organo già compromesso dalla cirrosi. La gestione deve quindi procedere su due binari: trattare la neoplasia e, allo stesso tempo, preservare la funzionalità epatica necessaria per affrontare le terapie oncologiche.

“Soltanto un organo con una funzione preservata può infatti sostenere le terapie oncologiche”, ha spiegato l’esperta durante il media tutorial organizzato da Astrazeneca a Milano sulle nuove strategie per il tumore del fegato. Una buona risposta al trattamento può inoltre aprire la strada a interventi con finalità curativa, come la resezione chirurgica o il trapianto.


Emerald-3 punta a una risposta più profonda

Il nuovo approccio studiato in Emerald-3 abbina l’immunoterapia e un medicinale anti-angiogenico alla chemioembolizzazione, procedura utilizzata nello stadio intermedio dell’epatocarcinoma. Quest’ultima consente di controllare la malattia localmente in oltre l’80% dei casi, ma nel tempo il tumore può comunque riprendere a crescere.

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L’integrazione di una terapia sistemica mira proprio a colmare questo limite: al controllo nell’area trattata si aggiunge un’azione più ampia sull’organismo. “Associare un’immunoterapia significa affiancare al controllo locoregionale anche un controllo sistemico, rendendo la risposta terapeutica più duratura e profonda”, ha dichiarato Bhoori. Il regime immunoterapico Stride rientra nel quadro delle nuove opzioni discusse durante l’incontro.


Cirrosi, cambiano i principali rischi

La centralità dell’epatologo è aumentata anche perché lo scenario che conduce alla cirrosi si sta modificando. Accanto all’alcol e alle epatiti B e C, oggi controllabili o curabili grazie ai trattamenti disponibili, assumono un peso crescente le malattie metaboliche.

Sovrappeso e diabete possono danneggiare il fegato in modo progressivo e meno evidente. Per questo, ha sottolineato l’epatologa, servono più informazione e consapevolezza tra i cittadini, così da riconoscere e affrontare per tempo fattori di rischio che non sempre vengono associati alla cirrosi.

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