13.000Lettori online ora
Salute 2 min di lettura2 ore fa

Epatocarcinoma avanzato, il dato a sei anni che cambia lo scenario

La combinazione immunoterapica Stride mostra risultati prolungati nelle forme non operabili, mentre diabete e disturbi metabolici emergono tra le principali preoccupazioni future.

Un paziente su sei con epatocarcinoma avanzato non operabile risulta ancora vivo a sei anni dall’avvio del trattamento con il regime immunoterapico Stride. Il dato, presentato a Milano durante un incontro sulle nuove prospettive di cura promosso da AstraZeneca, si aggiunge ai risultati osservati anche nelle forme di malattia intermedia.


Sei anni di sopravvivenza sotto osservazione

Il regime prevede una prima somministrazione congiunta di tremelimumab e durvalumab, seguita nel tempo dal solo durvalumab. Nello studio Himalaya, la sopravvivenza a cinque anni è stata del 19,6%, mentre a sei anni ha raggiunto il 17,1%.

«La sopravvivenza a 6 anni ha raggiunto il 17,1%, un dato mai riportato prima in uno studio di fase 3 in questo stadio di malattia», ha spiegato Lorenza Rimassa, professore associato di Oncologia Medica all’Humanitas University. Il risultato riguarda pazienti con tumore avanzato e non operabile.


Benefici anche nella fase intermedia

L’immunoterapia viene studiata anche in combinazione con lenvatinib e con la chemioembolizzazione transarteriosa nei casi di epatocarcinoma in stadio intermedio. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, questa strategia è associata a una riduzione del 30% del rischio di progressione della malattia.

In Italia si stimano ogni anno circa 12.600 nuove diagnosi di tumore del fegato. La patologia, ha osservato Fabio Piscaglia, professore ordinario di Medicina Interna all’Università di Bologna, può svilupparsi senza segnali evidenti: il danno legato all’infiammazione prolungata tende a manifestarsi dopo decenni e, quando viene riconosciuto, spesso non è reversibile.


La cirrosi pesa sulle decisioni

L’epatocarcinoma frequentemente si accompagna alla cirrosi. La gravità di quest’ultima rappresenta quindi uno degli elementi che incidono sulla scelta del percorso terapeutico, come ha sottolineato lo stesso specialista.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il quadro clinico non dipende dunque soltanto dalla presenza della neoplasia, ma anche dalle condizioni del fegato e dalle malattie associate. Questo aspetto rende la valutazione del singolo paziente centrale nella definizione del trattamento.


Diabete e metabolismo sotto esame

Tra i fattori destinati ad avere un peso crescente nei Paesi occidentali c’è la Masld, una condizione del fegato grasso collegata alla sindrome metabolica, al sovrappeso, all’obesità e al diabete di tipo 2.

«Il diabete di tipo 2 è capace di triplicare il rischio di epatocarcinoma», ha dichiarato Paola Pantanetti, responsabile della Diabetologia dell’Asl di Fermo. La specialista ha inoltre richiamato l’importanza di intervenire anche sulle comorbidità, tra cui diabete e dislipidemia, oltre a monitorare la salute del fegato.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere