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Salute 3 min di lettura12 ott

Chirurghi, il conto alla rovescia è già iniziato: cosa rischia l’Italia

Tra cinque anni l’Italia potrebbe trovarsi con molti meno chirurghi rispetto al fabbisogno.

Tra cinque anni l’Italia potrebbe trovarsi con molti meno chirurghi rispetto al fabbisogno. Il rischio riguarda soprattutto le aree in cui oggi la formazione specialistica non riesce a coprire i posti disponibili e arriva mentre la richiesta di cure chirurgiche potrebbe crescere del 12%.

La prospettiva è particolarmente delicata per la chirurgia generale: ogni anno vengono eseguiti circa 650mila interventi e, in futuro, per uno su dieci l’accesso alla sala operatoria potrebbe diventare più difficile. L’allarme è stato lanciato durante il 128° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia, in corso a Roma.

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Il ricambio non basta a coprire gli addii

Il dato più recente sulle scuole di specializzazione mostra 193 contratti ancora disponibili su 646 messi a bando nel 2026. La quota dei posti non assegnati è quindi pari al 30%, in lieve miglioramento rispetto al 37,8% registrato nel 2025, ma ancora sufficiente a confermare la difficoltà di attrarre giovani medici.

La situazione cambia molto da territorio a territorio. A L’Aquila non è stato assegnato alcun contratto; a Udine e Genova sono rimasti vuoti quasi nove posti su dieci. A Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia, invece, le posizioni occupate non hanno superato il 20%.

Secondo Ludovico Docimo, presidente della Società Italiana di Chirurgia, il problema non si esaurisce con i posti non coperti: «La crisi vocazionale è tutt’altro che superata». Inoltre, il 10% dei contratti assegnati potrebbe essere abbandonato prima della conclusione del percorso quinquennale e un ulteriore 10% degli specialisti potrebbe scegliere l’estero o il settore privato.


Entro il 2030 il saldo può diventare negativo

Oggi più della metà dei chirurghi generali ospedalieri italiani ha almeno 60 anni. Il confronto internazionale rende il divario ancora più evidente: la stessa fascia d’età rappresenta il 32% dei chirurghi in Spagna e il 44% in Francia e Germania.

Le proiezioni indicate dalla società scientifica stimano che entro il 2030 possano lasciare il servizio circa 2.800 professionisti sui 6.500 attualmente assunti negli ospedali. Nello stesso periodo, sulla base delle coperture registrate nelle scuole dal 2022 a oggi, i nuovi specialisti non arriverebbero a 1.300. Il risultato sarebbe una differenza negativa di circa 1.500 chirurghi.

«Entro cinque anni il numero dei pensionabili potrebbe superare quello dei giovani specialisti», ha avvertito Docimo. In alcune zone del Paese, questo squilibrio potrebbe tradursi nella quasi totale assenza di chirurghi.

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Turni, contenzioso e tecnologia frenano i giovani

Tra le ragioni che rendono la specialità meno attraente vengono indicati i turni pesanti, a fronte di un riconoscimento economico giudicato insufficiente. Pesano anche le aggressioni, l’aggiornamento lento delle attrezzature e l’assenza di una tutela penale stabile, ancora all’esame del Parlamento.

Un altro elemento è l’aumento del contenzioso medico-legale: in dieci anni i procedimenti sono cresciuti del 150%. La Società Italiana di Chirurgia sostiene che nella maggior parte dei casi le contestazioni risultino infondate, ma sottolinea anche l’effetto sui premi assicurativi, arrivati a superare i guadagni degli specialisti più giovani.


Le misure chieste per invertire la rotta

Per rendere nuovamente attrattiva la chirurgia, la Società Italiana di Chirurgia sollecita più garanzie giuridiche, un accesso più ampio alle tecnologie recenti e incentivi economici aggiuntivi. Tra le richieste figura anche l’approvazione, entro il 31 dicembre, dei decreti attuativi legati allo scudo penale.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito la chirurgia un «pilastro della Sanità pubblica». A suo giudizio, la scarsa attrattività dipende non soltanto dagli stipendi, ma anche dall’organizzazione del lavoro e dal peso del contenzioso. Il ministro ha inoltre ricordato l’impegno per uno scudo penale stabile e lo stanziamento di 120 milioni di euro l’anno destinati alle specializzazioni considerate meno attrattive.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia: negli Stati Uniti, secondo le stime più recenti, 15 milioni di persone vivono già in contee prive di un chirurgo generale. Per la società scientifica, i segnali osservati nel nostro Paese indicano che il rischio di una carenza strutturale è concreto.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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