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Salute 3 min di lettura3 ore fa

Endometrio, due studi indicano nuove opzioni terapeutiche

Un farmaco ha esteso la sopravvivenza dopo altre terapie; pembrolizumab offre un’alternativa alla chemio per pazienti selezionate.

Due studi presentati al congresso Esmo di Madrid hanno mostrato nuovi risultati contro il tumore dell’endometrio. Un trattamento ha portato la sopravvivenza mediana a 19 mesi nelle pazienti già sottoposte ad altre cure, mentre l’immunoterapia singola ha ridotto il rischio di progressione in un gruppo con una specifica caratteristica molecolare.

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I risultati del nuovo farmaco

La prima ricerca, TroFuse-005, ha coinvolto 776 donne con carcinoma dell’endometrio avanzato o ricomparso dopo terapie comprendenti platino e immunoterapia. Il confronto è stato effettuato con una chemioterapia scelta dai medici, basata su doxorubicina o paclitaxel, in 242 centri distribuiti in 31 Paesi.

Sacituzumab tirumotecan, un anticorpo farmaco-coniugato diretto contro la proteina Trop2, ha portato la sopravvivenza mediana a 19 mesi, contro i 12 mesi registrati nel gruppo di confronto. Il risultato equivale a una diminuzione del 32% del rischio relativo di morte nel periodo analizzato. Anche il tempo prima del peggioramento è salito da 3,9 a 7,2 mesi, con una riduzione relativa del 41% del rischio di progressione o decesso.

La contrazione del tumore è stata osservata nel 35% delle pazienti che hanno ricevuto il farmaco, rispetto al 17% di quelle trattate con la chemioterapia. La durata media della risposta è stata rispettivamente di 11 e 7 mesi. Domenica Lorusso, coordinatrice internazionale della ricerca e direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Irccs Humanitas San Pio X, ha spiegato: «Sac-Tmt è il primo farmaco di questo tipo a dimostrare, in un ampio studio clinico, di prolungare la vita delle donne con tumore dell’endometrio avanzato o recidivante rispetto alla chemioterapia».


Immunoterapia per pazienti selezionate

Il secondo lavoro, Keynote-C93, ha esaminato pembrolizumab somministrato senza chemioterapia in donne con malattia avanzata o recidivante e deficit del sistema di riparazione del Dna, indicato con la sigla dMMR. Questa alterazione interessa circa un quarto delle pazienti e può rendere le cellule tumorali più facilmente individuabili dalle difese immunitarie.

Le partecipanti non avevano ancora ricevuto una terapia generale per la fase avanzata della malattia oppure avevano avuto una recidiva dopo precedenti trattamenti adiuvanti. Rispetto alla chemioterapia, pembrolizumab ha ridotto del 43% il rischio relativo di progressione o morte. Dopo 36 mesi di osservazione, il periodo mediano senza peggioramento è risultato di 38 mesi con l’immunoterapia, contro gli 8 mesi del trattamento di confronto.

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A tre anni era vivo il 70% delle donne che avevano ricevuto pembrolizumab, rispetto al 62% del gruppo sottoposto alla chemioterapia. Sandro Pignata, coordinatore europeo dello studio e direttore dell’Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, ha precisato che «questi risultati evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell’endometrio dMMR avanzato o recidivante».


Il contributo della ricerca italiana

I due studi di fase 3, pubblicati nello stesso momento su The Lancet, hanno avuto un rilevante coinvolgimento italiano e sono stati coordinati a livello internazionale da ricercatori del gruppo Mito. Pignata ha definito la presentazione di Madrid un risultato significativo per la ricerca italiana.

Nel nostro Paese il carcinoma dell’endometrio è il quarto tumore più diagnosticato tra le donne: per il 2024 erano stimati circa 8.650 nuovi casi. I dati indicano due direzioni diverse: aumentare la durata della vita nelle pazienti già trattate e selezionare, attraverso un esame molecolare, quelle che possono ottenere benefici dall’immunoterapia senza ricorrere necessariamente alla chemioterapia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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