Digitale, il prezzo sulla salute: oltre 3 milioni di anni persi
Una serie di studi mette in relazione l’uso prolungato degli schermi con depressione e obesità e chiede regole internazionali per proteggere soprattutto i giovani.
Secondo i ricercatori, affrontare i rischi legati al digitale richiede interventi coordinati tra imprese, governi e istituzioni internazionali. I soli limiti anagrafici, avvertono, non basterebbero a contenere i possibili effetti sulla salute.
Nel loro appello gli esperti chiedono anche la creazione di un organismo mondiale incaricato di seguire i danni associati all’intelligenza artificiale su bambini e ragazzi. A loro giudizio, alcune aziende ricorrerebbero a tattiche già viste nei comparti del tabacco e dei combustibili fossili, come mettere in discussione le prove, attaccare i critici e presentare le regole come un pericolo per la libertà.
Le piattaforme spingono a restare connessi
Il nodo non riguarda soltanto ciò che viene guardato. A incidere sono anche le piattaforme, gli apparecchi impiegati per accedervi e le caratteristiche con cui i servizi digitali vengono costruiti.
Jay Shaw, dell’Università di Toronto e autore dello studio, richiama l’attenzione su strumenti come lo scorrimento senza fine, l’avvio automatico dei contenuti e i flussi personalizzati. A suo parere, questi meccanismi rendono riduttivo attribuire il problema esclusivamente alla capacità di autocontrollo degli utenti: “È necessario approfondire notevolmente la ricerca su come queste specifiche scelte di design dei media digitali influenzino le modalità di utilizzo della tecnologia da parte delle persone, anziché limitarsi a indagare l’impatto della durata del tempo trascorso online”.
Gli autori sostengono quindi che gli studi debbano esaminare più da vicino il ruolo delle scelte progettuali. L’obiettivo non è valutare soltanto quante ore vengono trascorse in rete, ma capire in che modo le funzioni dei servizi orientino concretamente i comportamenti.
Il peso stimato su depressione e obesità
Le stime elaborate dagli esperti riguardano chi trascorre davanti agli schermi più di 2 ore al giorno. Su scala mondiale, questa abitudine potrebbe essere collegata ogni anno alla perdita di circa 2,8 milioni di anni vissuti in buona salute per effetto della depressione e di altri 240.000 anni attribuiti all’obesità.
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Il calcolo proviene da una nuova serie di articoli firmata da 13 specialisti internazionali e pubblicata su The Lancet. I dati descrivono un’associazione e non dimostrano da soli un rapporto causale definitivo; gli autori collegano inoltre l’uso problematico dei media digitali a una salute mentale peggiore, disturbi del sonno e minore attività fisica.
La richiesta di un intervento globale
Pur definendo ancora non conclusivi gli elementi disponibili, i ricercatori ritengono che il quadro sia sufficiente per avviare una risposta comune. “Le evidenze che collegano un uso problematico dei media digitali a una peggiore salute mentale, a problemi del sonno e a una ridotta attività fisica, sebbene non definitive, giustificano un’azione globale coordinata”, spiegano.
La finalità indicata è costruire un ambiente digitale più sicuro per i giovani, capace di conservare le opportunità offerte dalla rete senza esporli a rischi rilevanti. Per riuscirci, la responsabilità dovrebbe essere distribuita tra aziende tecnologiche, autorità nazionali e organismi internazionali, invece di ricadere soltanto sulle scelte individuali.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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