Dieta sana, negli anziani cala il rischio depressivo
Lo studio della Deakin University ha seguito oltre 7mila over 70 per 5,7 anni, valutando alimentazione e predisposizione genetica
Negli anziani, una dieta di buona qualità è associata a una minore presenza di sintomi depressivi.
Douglas
-20% su tanti prodotti da Douglas
Le indicazioni dei ricercatori
Secondo Mohammadreza Mohebbi, ricercatore della Deakin University coinvolto nel lavoro, i risultati sostengono l’inserimento dell’alimentazione tra gli strumenti di prevenzione dei disturbi psicologici in età avanzata. «Questi risultati sottolineano l’importanza di integrare interventi nutrizionali nella prevenzione e nella cura dei disturbi psicologici della terza età», ha spiegato.
Mohebbi ha aggiunto che i dati potrebbero contribuire alla definizione di raccomandazioni alimentari rivolte al benessere psicologico, ai programmi per l’invecchiamento attivo e alle politiche sanitarie. La dieta, ha osservato, rappresenta un elemento modificabile sul quale si può intervenire sia a livello personale sia collettivo.
Il peso della predisposizione genetica
L’associazione è stata rilevata anche tra le persone con una maggiore vulnerabilità ereditaria alla depressione. La ricerca indica quindi che il profilo genetico non annulla il possibile legame tra abitudini alimentari e salute mentale.
La familiarità può aumentare il rischio di difficoltà psicologiche nella terza età, soprattutto quando il disturbo ha interessato parenti stretti. Nei dati analizzati, tuttavia, il modello alimentare con caratteristiche antinfiammatorie è risultato collegato a una minore incidenza dei sintomi indipendentemente dalla predisposizione individuale.
I dati su alimenti e depressione
Il lavoro, pubblicato su Molecular Psychiatry e realizzato da ricercatori della Deakin University insieme alla Monash University, ha osservato oltre 7mila adulti con più di 70 anni. Il periodo medio di monitoraggio è stato di 5,7 anni.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Tra chi consumava almeno quattro porzioni quotidiane di prodotti ultraprocessati, il tasso di sintomi depressivi è risultato superiore del 12% rispetto a quello registrato tra i partecipanti che ne mangiavano pochi. Un’alimentazione con caratteristiche antinfiammatorie è stata invece associata a una riduzione del 7% rispetto ai regimi considerati pro-infiammatori.
Cosa comprende la dieta analizzata
Nel gruppo degli ultraprocessati rientrano prodotti industriali ad alta densità energetica e con un apporto nutrizionale ridotto, tra cui bibite zuccherate, merendine confezionate e piatti pronti sottoposti a lavorazioni intensive.
Il modello esaminato come antinfiammatorio privilegia invece frutta, ortaggi, legumi, cereali integrali, pesce e olio d’oliva. Lo studio ha collegato la presenza di questi alimenti nella dieta a una minore frequenza di sintomi depressivi nella popolazione osservata.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
Continua a leggere
Endometrio, Sac-Tmt riduce il rischio di morte del 32%
Lo studio di fase 3 ha coinvolto 776 pazienti già trattate con chemioterapia e immunoterapia
Tumori, il sangue può anticipare il rischio? Cosa dicono i dati
Un sistema di intelligenza artificiale ha stimato la probabilità di 20 tumori usando soprattutto esami ematici e storia clinica, ma servono verifiche prima dell’impiego sanitario
Kras G12C, divarasib riduce del 44% il rischio di morte
Lo studio di fase 3 Krascendo 1 indica un vantaggio del nuovo inibitore rispetto a sotorasib e adagrasib nei pazienti già trattati.
Tumori, l’IA seleziona i profili più a rischio: cosa emerge dallo studio
Analizzati dati sanitari raccolti nella pratica quotidiana: i risultati migliori riguardano le neoplasie di polmone, esofago e fegato.