Kras G12C, divarasib riduce del 44% il rischio di morte
Lo studio di fase 3 Krascendo 1 indica un vantaggio del nuovo inibitore rispetto a sotorasib e adagrasib nei pazienti già trattati.
Il nuovo inibitore divarasib ha mostrato risultati migliori rispetto alle terapie oggi utilizzate nei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule e mutazione Kras G12C già sottoposti a trattamento. L’analisi ha rilevato una diminuzione del 44% del rischio di morte e del 42% di quello legato alla progressione della malattia.
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Sopravvivenza mediana più lunga
Nel confronto tra i trattamenti, divarasib somministrato da solo ha portato la sopravvivenza mediana a circa 18 mesi. Per sotorasib o adagrasib, gli inibitori considerati riferimento nell’attuale pratica clinica, il dato si è fermato a 12 mesi.
I risultati arrivano dallo studio di fase 3 Krascendo 1. La ricerca è stata presentata durante una sessione presidenziale del congresso annuale ESMO 2026 e, nello stesso momento, è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine.
Effetti avversi senza nuovi segnali
Sul fronte della sicurezza non sono emersi nuovi elementi di allarme. Gli eventi indesiderati più frequenti associati alla terapia sono risultati soprattutto lievi e gestibili, secondo quanto riportato nell’analisi dello studio.
Alessandro Morabito, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia clinica sperimentale toraco-polmonare dell’Istituto nazionale tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, ha sottolineato il bisogno di migliorare gli esiti ottenuti con gli inibitori di prima generazione: «I risultati dello studio Krascendo 1 mostrano chiaramente la superiorità di divarasib rispetto agli standard attuali nel migliorare in modo significativo la prognosi dei pazienti pretrattati con alterazione di Kras G12C».
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Una mutazione frequente nel tumore polmonare
La variante G12C appartiene alle alterazioni più comuni del gene Kras e viene individuata in circa un paziente su otto tra quelli colpiti da tumore polmonare non a piccole cellule. Le evidenze disponibili indicano inoltre una prognosi meno favorevole per le persone portatrici di questa mutazione rispetto ai pazienti con Kras non alterato.
L’azienda che sviluppa divarasib ha avviato il confronto con le autorità regolatorie per accelerare l’eventuale disponibilità del farmaco nei Paesi in cui è presente, Italia compresa. Il percorso dovrà quindi concludersi prima che la nuova opzione possa essere resa accessibile ai pazienti.
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