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Salute 2 min di lettura19 ore fa

Depressione resistente, la pista della radiochirurgia: 20 pazienti studiati

Uno studio pilota segnala un calo dei sintomi e dei pensieri suicidi, con risultati osservati per più di tre anni nei pazienti monitorati.

Una radiochirurgia estremamente precisa potrebbe offrire una nuova opzione per alcune persone con depressione maggiore grave e non responsiva ai trattamenti abituali. In uno studio pilota condotto su 20 pazienti, il trattamento è stato associato a una riduzione dei sintomi depressivi e dei pensieri suicidi.


Calano anche i pensieri suicidi

Prima della procedura, 14 partecipanti avevano riferito pensieri suicidi; nelle valutazioni successive il numero è sceso a uno. Tra i pazienti esaminati con strumenti di autovalutazione, l’89% ha inoltre registrato un miglioramento dei punteggi relativi alla depressione.

I risultati sono rimasti osservabili per oltre tre anni. Nel corso del follow-up, i partecipanti sono stati controllati ogni tre mesi e sottoposti anche a risonanza magnetica per verificare l’evoluzione nel tempo.


Un intervento senza incisioni

La tecnica studiata è la capsulotomia radiochirurgica stereotassica. Il procedimento concentra le radiazioni su una minuscola area profonda del cervello, all’interno di un circuito collegato alla regolazione dell’umore e ai sintomi ossessivo-compulsivi, così da creare una piccola lesione senza ricorrere a incisioni o all’impianto di dispositivi.

«Questo approccio ci permette di raggiungere un bersaglio molto piccolo in profondità nel cervello senza aprire il cranio o posizionare elettrodi», ha spiegato Mohamed Khattab, oncologo radioterapista presso l’Università del Sud della Florida e il Tampa General Hospital, che ha coordinato la ricerca.

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Una tecnica da verificare

I 20 pazienti coinvolti presentavano una depressione resistente alle cure e avevano già affrontato percorsi con terapia cognitivo-comportamentale e diversi trattamenti farmacologici. Tra le opzioni ricevute in precedenza figuravano ketamina, stimolazione magnetica transcranica e terapia elettroconvulsiva.

La radiochirurgia stereotassica è stata utilizzata soprattutto nei casi gravi di disturbo ossessivo-compulsivo resistente, mentre il suo impiego contro la depressione è stato studiato meno. I dati saranno presentati al congresso annuale dell’American Society for Radiation Oncology, in corso a Boston; il prossimo passaggio sarà una sperimentazione su un gruppo più ampio di persone.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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