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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Crohn, nel Lazio arriva Mirikizumab: cosa mostrano i dati a due anni

La rimborsabilità regionale amplia le opzioni per gli adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a grave e con risposta insufficiente alle terapie precedenti.

La rete Lazio Net si prepara a raccogliere nuove evidenze sull’impiego di Mirikizumab nella pratica clinica. Franco Scaldaferri ritiene infatti che l’utilizzo della molecola possa produrre esperienze di “real world” utili a valutarne le potenzialità su larga scala e ad arricchire il quadro scientifico nazionale e internazionale.


Un’opzione sostenibile per il Lazio

Per la Regione, il farmaco rappresenta secondo Scaldaferri una possibilità particolarmente favorevole anche sotto il profilo della sostenibilità economica. Il direttore dell’Uos di Malattie infiammatorie croniche intestinali della Fondazione Policlinico Gemelli lo considera una delle alternative disponibili con il miglior rapporto tra impiego delle risorse e benefici attesi.

«La nostra rete Lazio Net, utilizzando questa nuova opportunità per i nostri pazienti, arricchirà il panorama scientifico nazionale ed internazionale con delle esperienze di real world che permetteranno di capire le potenzialità su vasta scala», ha affermato Scaldaferri, professore aggregato al dipartimento di Medicina e chirurgia traslazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.


Quando può essere utilizzato

La disponibilità nel Lazio è legata alla decisione dell’Aifa di riconoscere la rimborsabilità di Mirikizumab, biologico prodotto da Lilly. Il trattamento si rivolge agli adulti con malattia di Crohn attiva, in forma da moderata a grave, che non hanno ottenuto una risposta adeguata dalle terapie convenzionali o biologiche, che hanno smesso di beneficiarne oppure non le hanno tollerate.

Il medicinale interviene sull’interleuchina-23p19, elemento centrale dei processi infiammatori associati alla patologia intestinale. L’obiettivo è agire su uno dei fattori coinvolti nell’infiammazione e favorire il controllo dei sintomi più rilevanti per la vita quotidiana dei pazienti.


I risultati degli studi clinici

Le prove alla base della registrazione arrivano da un programma di studi di fase 3. Nel lavoro Vivid-1, dopo un anno di trattamento, la remissione clinica è stata raggiunta dal 54,1% dei pazienti che avevano ricevuto Mirikizumab, mentre nel gruppo trattato con placebo la percentuale si è fermata al 19,6%.

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Lo stesso studio ha rilevato risultati anche sul piano endoscopico: la risposta è stata osservata nel 48,4% dei pazienti trattati con la molecola, contro il 9% del gruppo placebo. I dati hanno riguardato inoltre il miglioramento del quadro endoscopico e la guarigione della mucosa intestinale.


Benefici osservati fino a 104 settimane

Il programma clinico indica che il controllo dei sintomi più invalidanti può comparire precocemente e proseguire nel tempo. L’estensione Vivid-2 ha infatti confermato la persistenza del beneficio fino a 104 settimane, cioè due anni di trattamento.

Secondo Scaldaferri, il profilo di sicurezza e i risultati ottenuti rendono Mirikizumab una possibilità concreta per raggiungere la remissione clinica e conservarla nel tempo. «È un’ottima chance per raggiungere la remissione clinica della malattia di Crohn e mantenerla nel tempo», ha spiegato l’esperto, richiamando le conclusioni dello studio clinico che sostiene l’indicazione.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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