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Salute 1 min di lettura44 min fa

Cervello, la svolta dell’optogenetica: circuiti più equilibrati

Maurizio Corbetta spiega come questa tecnologia, premiata con il Nobel, potrebbe intervenire con precisione sulle aree cerebrali alterate

L’optogenetica, riconosciuta con il premio Nobel, apre una prospettiva sul possibile riequilibrio dei circuiti cerebrali che presentano un’attività insufficiente o eccessiva. A sottolinearlo è Maurizio Corbetta, che individua nella precisione dell’intervento uno degli aspetti più rilevanti della scoperta.


La precisione è il nodo centrale

Secondo Corbetta, in futuro si potrebbe agire su specifiche aree del cervello distinguendo quelle che lavorano troppo poco da quelle caratterizzate da un’attività eccessiva. L’obiettivo sarebbe quindi correggere, almeno in prospettiva, un funzionamento non equilibrato dei circuiti.

“Si possono colpire in modo molto preciso aree che non funzionano a sufficienza o che lo fanno troppo”, ha spiegato Corbetta commentando il riconoscimento all’optogenetica. La tecnologia viene così collegata alla possibilità di intervenire in modo mirato, invece di agire indistintamente sull’attività cerebrale.


Il riferimento al Parkinson

Tra gli esempi citati dal neuroscienziato c’è il Parkinson, indicato come una delle condizioni in cui il riequilibrio dei circuiti cerebrali potrebbe avere particolare interesse. Corbetta richiama questa malattia per descrivere una possibile applicazione futura della ricerca.

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Il commento non presenta però un trattamento già disponibile, ma una prospettiva legata agli sviluppi dell’optogenetica. La scoperta premiata con il Nobel viene quindi letta come una base per studiare interventi sempre più selettivi sulle aree cerebrali che non funzionano correttamente.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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