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Salute 2 min di lettura4 ore fa

Crohn, il nuovo farmaco punta alla causa dell’infiammazione: cosa cambia

Il rimborso Aifa apre l’accesso a mirikizumab, anticorpo monoclonale studiato per ridurre sintomi, lesioni intestinali e conseguenze della malattia.

Ridurre non solo i disturbi quotidiani, ma anche i danni alla mucosa intestinale: è questo il possibile vantaggio associato a mirikizumab nella malattia di Crohn attiva, da moderata a grave. Il farmaco ha ottenuto dall’Agenzia italiana del farmaco il via libera al rimborso e agisce su un bersaglio specifico dell’infiammazione, la subunità P19 dell’interleuchina 23.

Alessandro Armuzzi, responsabile dell’Unità operativa Malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano e professore di Gastroenterologia all’Humanitas University di Milano, sottolinea che la disponibilità di una nuova terapia amplia le possibilità di intervento, soprattutto quando il suo funzionamento è particolarmente mirato.


Un bersaglio preciso contro l’infiammazione

Secondo Armuzzi, mirikizumab interviene su una proteina centrale nei processi che alimentano l’infiammazione cronica e contribuiscono alle manifestazioni del Crohn. Per questo, spiega l’esperto, il farmaco può rappresentare un’opzione importante nel trattamento dei pazienti con forme attive della patologia.

Gli studi clinici di fase 3 hanno evidenziato risultati migliori rispetto al placebo sia sul controllo dei sintomi sia sulle condizioni della mucosa intestinale. In alcuni casi è stato osservato un recupero dell’integrità della parete, obiettivo indicato in ambito medico con l’espressione “guarigione della mucosa”.


I risultati osservati nel tempo

Il beneficio non si sarebbe limitato alle prime fasi della cura. Nella prosecuzione dello studio, a due anni, più dell’80% dei pazienti che aveva continuato il trattamento risultava in buone condizioni e mostrava una risposta endoscopica, con una riduzione delle ulcerazioni intestinali.

Anche alcuni disturbi capaci di compromettere fortemente la vita quotidiana, come l’urgenza di andare in bagno e la stanchezza persistente, sono migliorati in misura significativa tra i partecipanti che ricevevano mirikizumab rispetto a quelli trattati con placebo.

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Perché la diagnosi resta decisiva

La malattia di Crohn può assumere forme diverse e interessare varie zone dell’apparato digerente. Compare spesso durante la giovinezza o nella prima età adulta, ma non risparmia le altre fasce anagrafiche; tra le aree colpite più di frequente figurano l’ileo e il colon destro.

Dolore addominale, diarrea, affaticamento e, talvolta, sanguinamento sono alcuni dei segnali possibili. Armuzzi ribadisce quindi l’importanza di arrivare rapidamente alla diagnosi e di scegliere la terapia in base alle caratteristiche specifiche della malattia.


Il rischio del danno intestinale

Alla base della patologia vi sarebbe una predisposizione genetica che, insieme a fattori ambientali non ancora completamente chiariti, può provocare una risposta immunitaria eccessiva nella parete intestinale. Se l’infiammazione non viene controllata, il processo può progredire e compromettere nel tempo l’intestino.

Tra le complicanze rientrano il restringimento del lume intestinale e la formazione di fistole. Situazioni di questo tipo possono rendere necessario il ricovero o un intervento chirurgico per asportare il segmento intestinale danneggiato.

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