Cancro, la barriera invisibile che può frenare le cure
La consistenza del tessuto attorno al tumore può influenzarne aggressività, metastasi e risposta ai trattamenti: il tema al centro di un incontro scientifico a Roma.
Nel tumore non agiscono soltanto le cellule malate. Attorno a loro si forma un ambiente composto da cellule di sostegno, cellule immunitarie e una rete di fibre che può diventare una vera barriera fisica: quando la matrice extracellulare si fa compatta e rigida, le terapie possono penetrare con maggiore difficoltà e le difese dell’organismo vengono ostacolate. È questo il nodo studiato dalla meccanobiologia dei tumori, tema dell’8° Workshop di oncologia traslazionale in programma il 19 e 20 ottobre all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma.
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Il pancreas mostra il problema
Il carcinoma del pancreas rappresenta uno degli esempi più evidenti. Intorno alla massa tumorale può accumularsi un tessuto fibroso molto fitto, capace di limitare la diffusione dei farmaci e di rendere più difficile l’intervento delle cellule immunitarie. In questo contesto si parla di ambiente immunologicamente “freddo”, nel quale anche l’immunoterapia incontra ostacoli rilevanti.
La matrice extracellulare può avere un ruolo anche nei tumori della testa e del collo e in quelli dell’ovaio, contribuendo alla progressione della malattia e alla resistenza ai trattamenti. Per le neoplasie testa-collo, inoltre, è in corso lo studio del possibile legame tra la rigidità del tessuto nella sede dell’intervento chirurgico e il rischio di una recidiva. Su questi aspetti sono impegnati anche i ricercatori del Regina Elena.
Le cellule leggono la rigidità
Per anni la matrice extracellulare è stata descritta come una semplice struttura di sostegno tra una cellula e l’altra. Le conoscenze più recenti la considerano invece un sistema dinamico, continuamente prodotto e modificato, in grado di orientare il comportamento delle cellule tumorali.
La sua consistenza può variare: il tessuto può essere più morbido o più duro, più rado oppure più compatto. Le cellule percepiscono queste caratteristiche e le trasformano in segnali capaci di influenzare l’attività dei geni collegati alla crescita, all’invasione di altri tessuti e alla resistenza alle cure. Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena, ha descritto questo rapporto con una formula netta: «È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda».
Il possibile bersaglio delle terapie future, quindi, non sarebbe soltanto la cellula tumorale, ma anche lo scambio di segnali con il tessuto circostante. L’intervento, tuttavia, dovrebbe essere selettivo: tra i fibroblasti che producono la matrice alcuni sostengono il tumore, mentre altri possono contrastarlo. Secondo Blandino, questi ultimi andrebbero potenziati, non eliminati.
Nuove mappe per trovare bersagli
L’incontro di Roma riunisce esperti internazionali grazie alla collaborazione con il Manchester Cell-Matrix Centre dell’Università di Manchester e con il Cancer Research UK Manchester Institute. La ricerca si concentra sulle interazioni tra tumore, matrice e sistema immunitario, osservate con strumenti sempre più dettagliati.
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Le analisi molecolari spaziali, le tecniche avanzate di visualizzazione e i modelli tridimensionali consentono di esaminare meglio la distribuzione e i rapporti tra le diverse cellule. L’obiettivo è individuare nuovi indicatori biologici e possibili bersagli per trattamenti più mirati.
La precedente edizione aveva approfondito le alleanze tra il tumore e il suo microambiente; questa volta l’attenzione si sposta sulle caratteristiche fisiche di quel contesto e sui meccanismi con cui può favorire la malattia. La due giorni è organizzata da Giovanni Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò per l’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’Università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute.
Ricerca internazionale e giovani scienziati
Tra i relatori figurano Valerie Weaver, dell’Università della California di San Francisco, e Amanda Psyrri, oncologa dell’Università di Atene impegnata nella sperimentazione clinica. Il programma riserva inoltre spazio ai giovani ricercatori, compresi numerosi studiosi dell’Istituto Regina Elena.
Livio De Angelis, direttore generale degli Istituti fisioterapici ospitalieri, ai quali fa capo il Regina Elena, ha collegato l’iniziativa alle priorità dell’ente: «Rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani talenti e accelerare il passaggio dei risultati della ricerca alla cura». La meccanobiologia oncologica entra così nel percorso che punta a trasformare la conoscenza del microambiente tumorale in nuove possibilità di intervento.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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