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Salute 2 min di lettura3 ore fa

Peso normale, rischio invisibile: cosa rivela lo studio sui giovani

Su 495 universitari, il 41,3% di chi presentava alterazioni metaboliche aveva un indice di massa corporea nella norma.

La bilancia può fornire una prima informazione, ma non fotografa da sola lo stato di salute metabolica. Lo indica una ricerca dell’Università di Palermo, realizzata su 495 studenti nell’ambito del progetto ABCD University Students e presentata al congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità.

Nel campione, 46 ragazzi presentavano modifiche del profilo metabolico: il 9,3% del totale. Tra loro, 19 persone, pari al 41,3%, avevano un indice di massa corporea nei valori normali. In sostanza, circa quattro giovani su dieci con queste alterazioni non risultavano in sovrappeso.

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Il peso non racconta tutto

“Un rischio cardiovascolare o metabolico significativo può nascondersi anche dietro un peso apparentemente rassicurante”, ha spiegato Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità, autore della ricerca e professore ordinario di nutrizione clinica all’Università di Palermo.

Lo studio ha messo a confronto l’indice di massa corporea con il rapporto tra circonferenza della vita e altezza, parametro impiegato per valutare la presenza di adiposità addominale. Nel gruppo dei partecipanti normopeso, tuttavia, questo rapporto non ha separato in modo efficace chi presentava alterazioni metaboliche dagli studenti senza problemi rilevati. La percentuale di massa grassa è apparsa invece più utile a distinguere i due gruppi.


Quando la bilancia va integrata

Il risultato non elimina il valore dell’indice di massa corporea, che resta uno strumento semplice e largamente usato per riconoscere sovrappeso e obesità. Il suo limite è che non distingue la componente adiposa da quella muscolare e, considerato da solo, non consente di stabilire se una persona sia metabolicamente sana.

“Il messaggio del nostro studio non è mettere in discussione il ruolo del BMI e della bilancia, che restano il primo gradino fondamentale della valutazione clinica”, ha precisato Buscemi. Nei giovani adulti e nei gruppi considerati a rischio, ha aggiunto, la valutazione del peso può richiedere anche esami dedicati alla composizione corporea e al profilo metabolico.

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Università, fase da monitorare

Il periodo universitario può modificare profondamente la vita quotidiana: gli studenti possono trovarsi a seguire un’alimentazione meno regolare, a muoversi meno, a trascorrere più tempo seduti e a gestire livelli maggiori di stress. In questo contesto, l’individuazione precoce di eventuali alterazioni può segnalare la necessità di ulteriori approfondimenti anche quando il peso rientra nella norma.

“L’ingresso all’università rappresenta una fase cruciale per l’adozione di nuove abitudini”, ha osservato Buscemi. Secondo il ricercatore, riconoscere tempestivamente i cambiamenti metabolici in assenza di un evidente eccesso ponderale può favorire interventi più tempestivi e percorsi di prevenzione maggiormente mirati.

La ricerca è stata condotta su una categoria specifica, quella degli studenti universitari, e non permette quindi di calcolare la frequenza del fenomeno nell’intera popolazione giovanile. Il dato mette però in evidenza che l’indice di massa corporea, pur rimanendo un riferimento iniziale, non è sempre sufficiente per descrivere la salute metabolica.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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