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Brasile, Lula sfida le bets: cosa rischiano calcio e conti pubblici

Il decreto contro il gioco online prevede il blocco delle piattaforme dal 6 ottobre, ma club e operatori annunciano battaglia e il mercato vale miliardi.

Il Brasile si prepara a oscurare app e portali di scommesse online già dal 6 ottobre, mentre il decreto firmato da Luiz Inácio Lula da Silva dovrà ancora passare dal Parlamento. La stretta nasce dall’allarme sugli effetti economici e psicologici del gioco, ma apre anche un fronte con società sportive, imprese del settore e bilancio pubblico.


Il decreto entra nella campagna elettorale

La misura era stata anticipata da Lula nei giorni scorsi ed è ora contenuta in un provvedimento che vieta le cosiddette bets. Il Congresso avrà 120 giorni per esaminare il testo, approvarlo e trasformarlo in legge. Il primo turno delle elezioni presidenziali è fissato per il 4 ottobre, a ridosso quindi dell’oscuramento annunciato per le piattaforme.

Il presidente brasiliano ha legato l’intervento alla tutela delle famiglie e della salute mentale. «Le scommesse online stanno distruggendo i redditi delle famiglie, danneggiando la salute mentale e portando sofferenza nelle case delle persone», ha affermato Lula, spiegando che il governo intende liberare il Paese da questo fenomeno.


Operatori e club preparano la sfida

Le società di gioco non intendono accettare il provvedimento senza reagire: hanno annunciato il ricorso alla Corte Suprema. Secondo alcune stime, il blocco potrebbe inoltre costare circa 15mila posti di lavoro nel comparto informatico.

La contestazione coinvolge anche il calcio, che negli ultimi anni ha ricevuto ingenti risorse dalla pubblicità dei bookmaker. Nella Serie A brasiliana, 14 delle 20 squadre hanno un operatore di scommesse come sponsor principale. Nel 2025, il 34% circa degli introiti dei maggiori club del Paese è arrivato da queste aziende: si tratta di 1,1 miliardi di real brasiliani, pari a circa 170 milioni di euro.


Lula respinge l’allarme sul futebol

I dirigenti sportivi sostengono che senza il finanziamento dei bookmaker il calcio brasiliano rischierebbe il collasso. Lula ha replicato ricordando i successi ottenuti dai club nazionali prima della diffusione delle piattaforme digitali e ha definito «una sciocchezza» l’idea che la cancellazione delle scommesse sportive possa cancellare il futebol.

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Nel suo ragionamento il presidente ha citato i titoli mondiali conquistati da San Paolo, Santos, Gremio, Flamengo, Internacional e Corinthians quando le bets non esistevano ancora. Ha richiamato anche i cinque campionati del mondo vinti dalla nazionale brasiliana nella stessa epoca.


Un mercato da 30 miliardi al mese

La stretta potrebbe però avere conseguenze rilevanti sulle entrate dello Stato. I dati ufficiali indicano che il comparto muove più di 30 miliardi di reais ogni mese, una cifra equivalente a circa 5 miliardi di euro.

Sul piano dell’opinione pubblica, l’iniziativa sembra invece incontrare un consenso ampio. Un sondaggio recente realizzato da AtlasIntel rileva che l’86,7% dei brasiliani giudica le scommesse dannose, mentre il 63,2% ritiene che producano «solo perdite».

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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