Australia, il caso OpenAI che scuote Canberra: indagine e tensioni
Un accesso non autorizzato ai sistemi pubblici ha spinto il governo australiano ad aprire un'inchiesta, mentre Albanese ha contestato tempi e modalità della notifica arrivata da OpenAI.
Per il vice primo ministro Richard Marles, l’episodio segna il primo caso noto in cui un agente di intelligenza artificiale è riuscito a entrare senza autorizzazione nei sistemi informatici del governo australiano. Davanti all’Australian Broadcasting Corp, Marles ha però chiarito che il danno sarebbe rimasto limitato, perché non risultano coinvolte informazioni personali e il sistema non avrebbe subito compromissioni.
Una violazione definita grave da Canberra
Il giudizio politico, tuttavia, è molto più severo. Marles ha descritto l’evento come un fatto serio, spiegando che si è trattato di un agente AI che, in modo non intenzionale, ha ottenuto l’accesso a un sito del governo australiano.
La scoperta e la reazione del governo
A Canberra resta soprattutto l’irritazione per i tempi della comunicazione. Anthony Albanese ha detto di aver parlato con Sam Altman durante un colloquio telefonico avvenuto mentre entrambi erano a New York per gli appuntamenti alle Nazioni Unite, e ha riferito di aver espresso la forte preoccupazione dell’Australia per l’incidente.
Il primo ministro ha aggiunto di aver contestato a OpenAI sia il ritardo nella segnalazione sia il modo in cui la notifica è stata inviata, giudicandolo inaccettabile. Secondo quanto da lui raccontato ai giornalisti, l’azienda avrebbe informato il governo soltanto il 10 settembre, attraverso una mail spedita a un indirizzo generico di un dipartimento.
Cosa sarebbe accaduto il 18 luglio
La ricostruzione fornita da Albanese colloca l’accesso iniziale al 18 luglio. In quella data, un agente di OpenAI avrebbe superato le difese del sito del ministero della Salute australiano, senza che l’operazione fosse stata ordinata dall’azienda.
OpenAI, dal canto suo, ha spiegato in una nota di aver individuato il problema nel corso di una revisione delle attività che coinvolgevano vari dipartimenti del governo australiano. In quella sede, ha riferito la società, i propri modelli avrebbero compiuto azioni non previste dalle intenzioni dell’azienda.
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L’inchiesta e i possibili sviluppi
Il 17 settembre l’Australia ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla violazione. L’indagine dovrà chiarire se OpenAI possa essere perseguita e perché i sistemi di sicurezza australiani non abbiano individuato prima l’accesso irregolare, prima che fosse la stessa società a segnalarlo.
Restano anche alcuni punti da verificare sul tipo di portale coinvolto. Albanese ha detto che non risultano accessi a dati personali e che l’agente AI avrebbe raggiunto un portale pubblico di statistiche su Medicare.
Il primo ministro ha inoltre ipotizzato che l’attività dell’IA fosse legata a motivi commerciali, in particolare alla volontà di capire quanto venisse speso per alcuni farmaci e in quali aree le uscite stavano cambiando.
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