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Salute 3 min di lettura4 giorni fa

Ansia adulta, il dettaglio dei primi 1.000 giorni che cambia il quadro

Uno studio dell'Università di Surrey collega il razionamento dello zucchero nel dopoguerra a meno disturbi d'ansia in età adulta, con un effetto che appare più netto nelle donne.

Le abitudini costruite all’inizio della vita sembrano lasciare tracce molto più durature del previsto. In un’analisi dell'Università di Surrey, chi nei primissimi anni ha avuto meno zuccheri a disposizione mostra, da adulto, meno probabilità di sviluppare ansia; il segnale è apparso più forte tra le donne.


Una finestra storica irripetibile

Lo studio, pubblicato su Translational Psychiatry, ha sfruttato una circostanza particolare: nel Regno Unito lo zucchero restò soggetto a razionamento fino al settembre del 1953. Questa condizione ha permesso ai ricercatori di confrontare persone esposte alle restrizioni e altre nate quando i consumi erano già tornati a salire.

Il campione analizzato comprende 46.448 partecipanti della UK Biobank, nati tra il 1951 e il 1956 sotto il regno di Elisabetta II. Gli autori hanno incrociato i dati raccolti nel tempo per verificare come la diversa disponibilità di zuccheri nei primi 1.000 giorni di vita potesse riflettersi sulla salute mentale in età adulta.


L'ansia emerge come l'effetto più netto

Il dato più solido riguarda proprio l’ansia. Tra coloro che avevano attraversato tutto il periodo di restrizione nei primi 1.000 giorni, cioè dal concepimento fino a circa due anni e mezzo, il rischio è risultato inferiore di circa il 33% rispetto ai soggetti senza alcuna esposizione al razionamento.

Gli autori spiegano che il risultato è rimasto visibile anche dopo aver considerato variabili come profilo demografico, stile di vita e condizioni di salute. In più, nei partecipanti esposti più a lungo le diagnosi tendevano a comparire più tardi. Per la depressione, invece, il quadro è stato meno stabile: l’associazione iniziale si è indebolita quando è entrato nel conto anche il consumo di zucchero in età adulta.


Cosa mostrano cervello e abitudini alimentari

Secondo i ricercatori, i primi 1.000 giorni rappresentano una fase decisiva per lo sviluppo cerebrale. Il lavoro richiama anche studi precedenti che avevano già messo in relazione un’alimentazione molto ricca di zuccheri con alcuni meccanismi coinvolti nel controllo dell’umore, inclusi quelli legati alla serotonina.

Su una parte del campione, le risonanze magnetiche hanno evidenziato differenze nel volume di varie aree della materia grigia tra chi aveva vissuto il razionamento e chi no. Le alterazioni più marcate interessavano zone collegate all’elaborazione delle emozioni e ad altre funzioni cognitive.


Più tardi meno voglia di dolci

Un altro risultato emerso riguarda la dieta da adulti. Le persone che avevano trascorso più tempo sotto razionamento hanno riferito una preferenza minore per i cibi dolci. Per gli autori, questo indica che il rapporto con il gusto può consolidarsi presto e incidere sui comportamenti anche a distanza di decenni.

Gli studiosi invitano però alla cautela: si tratta di un’indagine osservazionale, quindi non prova un nesso diretto di causa-effetto tra zucchero e ansia. Inoltre, sottolineano, il contesto del dopoguerra britannico non è sovrapponibile a quello odierno. Anche con questi limiti, il lavoro rafforza l’idea che i primi 1.000 giorni siano una fase decisiva per la salute futura.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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