Amnesia, cosa accade quando si perde il proprio passato
Il caso di Capodichino riporta l’attenzione sui disturbi della memoria e sulla possibile origine psicologica delle forme prolungate
Il caso del trentenne svedese trovato all’aeroporto di Capodichino, a Napoli, ha riaperto il dibattito sulla perdita della memoria, anche se l’ipotesi iniziale sembra essersi ridimensionata.
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L’età e l’amnesia transitoria
L’amnesia globale transitoria viene osservata soprattutto nelle persone avanti con gli anni, ma il disturbo non riguarda esclusivamente questa fascia. Il neurologo Giordano Cecchetti, dell’Unità Operativa di Neurologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele diretta dal professor Massimo Filippi, ha spiegato che durante la sua attività sono stati seguiti anche pazienti di circa 40 anni e che, in teoria, l’episodio può comparire prima.
Chi ne è colpito appare generalmente molto allarmato. La persona arriva spesso in pronto soccorso disorientata, non comprende l’origine della confusione e ripete le stesse domande perché perde subito le risposte ricevute. Per poter parlare di amnesia globale transitoria, tuttavia, l’episodio deve concludersi entro 24 ore: se supera questo limite, occorre valutare una causa diversa.
Quando i ricordi non si fissano
Nel disturbo transitorio la comparsa è improvvisa, ma non viene cancellata l’identità del paziente né il legame con la propria famiglia. Il problema riguarda soprattutto la capacità di registrare ciò che accade nel momento presente, con conseguenti paura, smarrimento e richieste ripetute di rassicurazione.
Nei giorni successivi, alcuni pazienti possono mostrare micro-ischemie negli ippocampi, aree cerebrali coinvolte nei processi di memoria. Secondo quanto riferito dal neurologo, questi reperti non rappresentano un fattore di rischio per altre malattie e potrebbero indicare una risposta dell’encefalo a uno stress intenso.
Le forme di amnesia
In ambito medico, con il termine amnesia si indica una riduzione parziale o completa della memoria. La forma retrograda riguarda il passato: può eliminare ricordi autobiografici in modo esteso oppure limitarsi a episodi e informazioni selezionate.
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L’amnesia anterograda ha invece un’altra caratteristica: impedisce di consolidare nuovi ricordi. È il tipo di alterazione associato, tra gli altri casi, alla malattia di Alzheimer e ai disturbi che danneggiano gli ippocampi, strutture cerebrali deputate a questa funzione.
Il possibile ruolo della psiche
Quando la perdita dei ricordi dura a lungo e non è accompagnata da altri sintomi, diventa difficile ricondurla a una lesione neurologica precisa. In simili circostanze viene presa in considerazione anche l’amnesia dissociativa, cioè l’incapacità di recuperare dati autobiografici rilevanti, spesso collegati a esperienze traumatiche, fortemente stressanti o vissute come impossibili da sostenere.
Questa forma può rientrare soprattutto nella sfera psichiatrica. La mente, secondo l’interpretazione riportata da Cecchetti, può separarsi dall’esperienza percepita come minacciosa e adottare la perdita del ricordo come risposta di protezione. È una dinamica diversa dall’amnesia globale transitoria, che tende invece a risolversi spontaneamente in meno di un giorno.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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