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Salute 1 min di lettura22 set

Alopecia areata, Cassia: il riconoscimento ora è la svolta

Per Claudia Cassia servono tutele più solide e l’arrivo di terapie nuove riaccende la possibilità di arrivare alla remissione totale dei sintomi.

Vivere con l’alopecia areata, ha spiegato Claudia Cassia, significa vedere la propria quotidianità ribaltata: i segnali possono comparire all’improvviso e portare a non riconoscersi più davanti allo specchio. Per questo Aipaf Odv chiede che la patologia venga ufficialmente riconosciuta, così da garantire un sostegno concreto a chi ne soffre.


Le nuove cure aprono uno spiraglio

Cassia ha insistito sul fatto che l’arrivo di trattamenti farmacologici innovativi offre ai pazienti una speranza concreta di arrivare alla remissione totale dei sintomi. Tra queste opzioni c’è anche upadacitinib, approvato di recente dalla Commissione europea.


Cosa manca ancora nel Ssn

Nel corso dell’incontro promosso da AbbVie a Milano, la presidente e fondatrice di Aipaf ha ricordato che l’alopecia areata non rientra ancora nel Sistema sanitario nazionale, non dispone di un codice di esenzione per l’invalidità civile e non compare nei Pdta, cioè i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. Secondo Cassia, la situazione richiede un intervento rapido.

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Upadacitinib e il nodo del riconoscimento

Il farmaco citato da Cassia è il primo Jak inibitore ad aver ottenuto la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata ed è anche il primo, oltre che l’unico, sistemico autorizzato nell’Ue per la vitiligine non segmentale. Per la presidente di Aipaf, però, il punto decisivo resta il riconoscimento della malattia, necessario per dare voce e tutele reali ai pazienti.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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