Voto in Israele sotto tensione: i partiti arabi verso l’esclusione
Il Comitato elettorale centrale ha approvato la richiesta di rimuovere le liste arabe, ma la parola finale spetta alla Corte Suprema e la polemica è già esplosa.
La corsa alle urne del 27 ottobre in Israele si complica e assume contorni ancora più delicati. Il Comitato elettorale centrale ha infatti dato il via libera alla cancellazione dalle liste dei partiti arabi, una mossa che ha immediatamente acceso lo scontro politico.
L’organismo che ha preso la decisione fa parte del Parlamento e rispecchia la maggioranza di destra della Knesset. I partiti colpiti vengono accusati di alimentare il razzismo e di mettere in discussione l’esistenza di Israele come Stato ebraico. Sul provvedimento, però, dovrà pronunciarsi la Corte Suprema.
La decisione che spacca la campagna
Il voto di ieri sera ha aperto un nuovo fronte nella campagna elettorale israeliana. La scelta di escludere le formazioni arabe dalle competizioni non è definitiva, ma ha già provocato forti reazioni e reso il clima ancora più teso.
Al centro della contestazione c’è l’idea che quei partiti non accettino i principi fondanti dello Stato ebraico. È questa la base dell’accusa mossa dal Comitato elettorale centrale, che ha scelto di intervenire a pochi giorni dal voto del 27 ottobre.
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Ultima parola alla Corte Suprema
La partita, tuttavia, non è chiusa. La decisione del Comitato dovrà superare il vaglio della Corte Suprema, chiamata a valutare se l’esclusione possa reggere sul piano giuridico.
Intanto la polemica è già scoppiata. Il passaggio davanti ai giudici sarà decisivo per stabilire se i partiti arabi potranno presentarsi regolarmente alle elezioni oppure no.
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