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Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Veneto, la stretta sulle famiglie dei minori: cosa può cambiare

Il disegno di legge regionale lega la collaborazione dei genitori ai percorsi di recupero e, in alcuni casi, alla possibilità di conservare contributi e agevolazioni

Contribuire al recupero del figlio potrebbe diventare una condizione per non perdere, almeno temporaneamente, alcuni sostegni regionali. È questo il punto più delicato del disegno di legge presentato in Veneto da Stefano Valdegamberi, consigliere di Futuro Nazionale ed ex Lega, nell’ambito della sua iniziativa contro la criminalità minorile e le baby gang.


Il percorso coinvolge l’intera famiglia

La proposta, indicata come Pdlr 67, punta a far partecipare i genitori alle attività educative successive alla commissione di un reato da parte di un minorenne. Il testo richiama il ruolo della famiglia e della scuola nella formazione dei ragazzi e considera il rapporto con i servizi sociali uno strumento per prevenire nuove condotte illecite.

Le modalità concrete dovranno però essere definite durante l’iter legislativo. Non è ancora presente un elenco preciso dei reati interessati: Valdegamberi ha spiegato che la materia sarà specificata in una fase successiva. Tra gli episodi citati rientrano comunque aggressioni, rapine e violenze attribuite a gruppi di giovani, fenomeni che il consigliere collega in particolare alle baby gang.


Contributi a rischio senza collaborazione

La novità più significativa riguarda le conseguenze per i nuclei familiari che, senza una motivazione valida, rifiutino il percorso proposto oppure lo interrompano. In questi casi, secondo l’impianto della norma, gli enti potrebbero valutare la sospensione o la mancata concessione di aiuti economici, contributi, riduzioni e altri vantaggi messi a disposizione dalla Regione.

La stessa possibilità potrebbe riguardare alcune procedure legate agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, nel rispetto dei vincoli fissati dalla legislazione regionale. Le amministrazioni titolari delle prestazioni dovrebbero indicare durata e condizioni dell’eventuale stop; il beneficio potrebbe essere ripristinato se la famiglia tornasse a partecipare al programma. L’obiettivo dichiarato, secondo Valdegamberi, non sarebbe punire chi collabora in buona fede, ma responsabilizzare chi si sottrae senza giustificazione. Le misure, ha precisato, dovrebbero comunque essere commisurate alla gravità dell’inadempienza.


Restano esclusi gli interventi essenziali

Il testo delimita il campo d’azione escludendo dalla sospensione le prestazioni sanitarie e sociosanitarie indispensabili, oltre agli interventi necessari per proteggere nell’immediato il minore o altre persone vulnerabili. Il tema della compatibilità con i diritti fondamentali sarà comunque esaminato nel corso del passaggio in commissione.

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Valdegamberi sostiene che il provvedimento sia stato predisposto anche con il contributo di costituzionalisti e docenti di diritto, proprio per verificarne la tenuta giuridica. La proposta è stata depositata ad aprile e illustrata di recente in Quinta commissione; secondo il consigliere, due esponenti della Lega avrebbero già deciso di sottoscriverla.


Dalla commissione al voto regionale

Il prossimo passaggio sarà l’analisi tecnica e politica in commissione, compresi i profili costituzionali. Solo dopo il confronto il provvedimento potrà arrivare all’esame del Consiglio regionale. Valdegamberi auspica che l’iter possa concludersi entro la fine dell’anno.

L’iniziativa si inserisce nel dibattito nazionale sulla risposta alle condotte criminali dei minorenni, riacceso anche dalle ipotesi di modifica delle regole sull’imputabilità per chi ha tra 14 e 18 anni e dal decreto che attribuisce un ruolo alla procura nazionale antimafia nei casi più gravi. Il consigliere rivendica però di aver lavorato sul tema da circa due anni e considera la proposta veneta un possibile modello per altri territori.


La questione culturale sollevata dal consigliere

La norma, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe applicarsi a tutti i minori responsabili di reati, senza distinzioni legate alla nazionalità o all’origine. Valdegamberi ha tuttavia sostenuto che il fenomeno coinvolga in misura rilevante anche ragazzi stranieri e ha richiamato il ruolo di alcune dinamiche familiari e culturali nella gestione dei figli maschi.

Il consigliere ha già depositato anche un progetto per creare un osservatorio regionale dedicato alla prevenzione e al contrasto della criminalità minorile, elaborato dopo un’indagine condotta con il supporto di una criminologa. Sul rapporto con Roberto Vannacci, ha rivendicato un’autonomia personale nelle scelte politiche, pur muovendosi su un tema che considera condiviso all’interno dell’area di riferimento.

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