Urne, la primavera dei Comuni: quando può scattare il voto unico
Quasi 2.000 amministrazioni, tra cui Roma, Milano e Napoli, potrebbero rinnovare sindaci e Consigli nel periodo compreso fra aprile e giugno
A giugno 2024 gli italiani votarono nello stesso giorno per il Parlamento europeo e per il primo turno delle amministrative: furono coinvolti oltre 3.500 Comuni e alcune regioni. È il precedente più recente di una concentrazione di consultazioni in un’unica data.
Anche la primavera prossima potrebbe offrire un calendario elettorale accorpato, ma l’eventuale sovrapposizione con le elezioni politiche richiederebbe passaggi istituzionali specifici. Nel settembre 2020, invece, il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari coincise con le regionali in 7 regioni e con le comunali.
Il voto unico dipende dal governo
L’accorpamento di più consultazioni non scatta automaticamente. A stabilirlo sarebbe il governo attraverso un decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri, provvedimento che dovrebbe poi ottenere la conversione del Parlamento.
Qualora nella stessa tornata rientrassero anche le politiche, l’esecutivo dovrebbe coordinare le date con il Quirinale. La scelta, infatti, andrebbe collocata entro i vincoli previsti dalla Costituzione e non potrebbe essere definita soltanto sul piano amministrativo.
Quasi 2.000 Comuni verso le urne
La stima degli enti locali indica in circa duemila il numero delle amministrazioni chiamate a rinnovare sindaci e Consigli. La finestra prevista va dal 15 aprile al 15 giugno; l’ipotesi più ricorrente guarda a una consultazione nel mese di maggio, con l’appuntamento da fissare già ad aprile.
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Nel gruppo figurano quasi 40 capoluoghi, compresi Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Bologna. Il calendario riguarda circa 900 Comuni arrivati alla scadenza ordinaria, dove l’ultima tornata si era svolta nel 2022, e circa 1.200 amministrazioni che avevano votato nell’autunno del 2021 a causa dell’emergenza Covid.
Perché pesa il precedente del 2021
La consultazione legata a quella scadenza straordinaria interessò complessivamente 1.342 Comuni. Le operazioni di voto si tennero il 3 e il 4 ottobre, mentre gli eventuali ballottaggi furono programmati per il 17 e il 18 ottobre.
Una settimana più tardi toccò alle amministrazioni del Trentino-Alto Adige, della Sicilia e della Sardegna. Quella scansione spiega perché l’attuale conteggio comprenda gruppi di Comuni con origini elettorali diverse, pur concentrando il rinnovo nella stessa finestra primaverile.
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