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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Legge elettorale, il voto segreto può cambiare tutto: governo appeso alla Camera

La maggioranza blinda tre articoli con la fiducia, mentre le opposizioni accusano il governo di comprimere il ruolo del Parlamento e guardano al voto finale dell’8 ottobre.

La partita sulla nuova legge elettorale entra nella fase più delicata: giovedì 8 ottobre la Camera dovrà pronunciarsi sul testo con scrutinio segreto, un passaggio che potrebbe incidere anche sulla continuità della legislatura. Per ridurre i margini di rischio, il governo ha scelto di porre la fiducia su tre dei quattro articoli modificati dal Senato.

La decisione ha provocato la reazione immediata di Pd, M5s, Avs e +Europa. Le opposizioni sostengono che il ricorso alla fiducia serva soprattutto a proteggere una maggioranza che teme possibili defezioni, mentre a Palazzo Chigi e nei partiti di centrodestra non vengono previsti incidenti durante l’iter parlamentare.


La fiducia accende lo scontro

A Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha chiesto la fiducia sui primi tre articoli da riesaminare. I primi due contengono gli elementi centrali della riforma, compreso il sistema delle preferenze; il terzo interviene invece sulla delimitazione dei collegi di Merano, Bressanone e Bolzano.

Proprio quest’ultima parte non era stata modificata da emendamenti dell’opposizione, ma avrebbe potuto essere sottoposta a voto segreto. Per questo il centrodestra ha deciso di includerla nella richiesta di fiducia, così da evitare che anche quel passaggio diventasse un possibile punto di vulnerabilità.

Federico Fornaro, deputato del Pd, ha contestato duramente la scelta: «Mettete la fiducia perché avete paura della tenuta della vostra maggioranza». Enrica Alifano, del M5s, ha invece accusato il governo di relegare il confronto parlamentare in secondo piano. Nelle proteste in Aula, la decisione è stata definita uno schiaffo al Parlamento.


Magi coinvolge il Quirinale

La mobilitazione si è spostata anche fuori dall’emiciclo. Riccardo Magi, al sesto giorno di sciopero della fame per chiedere tra l’altro la possibilità di raccogliere firme online, ha manifestato davanti a Palazzo Chigi contro una riforma giudicata antidemocratica.

Il leader di +Europa ha inoltre scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nella lettera, condivisa anche dal segretario di Avanti Psi Enzo Maraio, Magi ha sostenuto che la nuova normativa potrebbe segnare «l’avvio della nostra democrazia a diventare qualcosa di diverso da una democrazia». Se l’iter procederà senza intoppi, il testo arriverà a breve al Quirinale per la valutazione finale.

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Il calendario verso il voto finale

Le votazioni inizieranno con le prime due chiame previste domani; mercoledì sarà affrontata la terza. Resterà poi da esaminare l’articolo 8, sul quale non è ammesso lo scrutinio segreto e per cui, di conseguenza, non è stata posta la fiducia.

Il passaggio decisivo è fissato per giovedì 8 ottobre, quando l’intera legge sarà sottoposta al voto segreto. Pd, M5s, Avs e +Europa considerano la sequenza delle votazioni una serie di forzature, mentre la maggioranza difende la procedura anche richiamando precedenti come l’Italicum e il Rosatellum.


Maggioranza compatta, per ora

Lucio Malan, presidente dei senatori di FdI, ha escluso motivi concreti per immaginare un esito diverso da quello già registrato sulle questioni pregiudiziali, quando la maggioranza aveva ottenuto anche alcuni voti aggiuntivi. Un eventuale rovescio sulla fiducia, però, avrebbe conseguenze politiche pesanti.

Lo stesso Malan ha ricordato che Giorgia Meloni ha paragonato l’approvazione della fiducia a un passaggio decisivo per l’esecutivo: in caso di sconfitta, il governo dovrebbe dimettersi. Anche Lega e Forza Italia, salvo le indiscrezioni circolate nei corridoi della Camera su un possibile autosabotaggio e poi smentite dagli interessati, non prevedono al momento sorprese.

Angelo Rossi, relatore di FdI, ha respinto l’accusa di aver impedito un confronto senza precedenti. Filiberto Zaratti, di Avs, ha replicato ricordando che in passato la fiducia era stata criticata dalla stessa Meloni quando riguardava l’Italicum, poi bocciato dalla Corte costituzionale, e ha chiesto maggiore coerenza alla maggioranza.

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