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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Un miliardo ai magistrati? Meloni frena: “Non firmo”

La premier contesta il ricalcolo degli stipendi dei magistrati mentre il governo cerca risorse per autotrasporto, famiglie e imprese colpite dalla crisi

L’Associazione Nazionale Magistrati ridimensiona le cifre circolate sul caso degli stipendi, ma conferma che le somme richieste derivano da componenti previste dalla legge e rimaste non pagate per anni. Secondo l’Anm, l’entità degli arretrati è stata gonfiata dai ritardi accumulati dall’amministrazione.

Giorgia Meloni, tuttavia, non intende apporre la propria firma al provvedimento che dovrebbe rendere esecutivo il nuovo calcolo. La presidente del Consiglio sostiene che, in questa fase, le risorse debbano essere indirizzate soprattutto verso le categorie e le famiglie più esposte alle difficoltà economiche.

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Il confronto sul decreto resta aperto

Intervenuta telefonicamente con Adnkronos, Meloni ha ribadito la sua posizione: «In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati». La premier ha ricordato che la cifra sarebbe circa dieci volte superiore a quella che l’esecutivo sta tentando di reperire per sostenere il settore dell’autotrasporto.

Il mancato via libera potrebbe spingere il Consiglio di Stato a nominare un commissario ad acta, incaricato di dare attuazione alle decisioni giudiziarie. «Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità», ha aggiunto Meloni, dichiarandosi comunque disponibile a incontrare le associazioni rappresentative per valutare eventuali soluzioni condivise.


La crisi pesa su famiglie e imprese

La presidente del Consiglio è rientrata da un Consiglio europeo a Bruxelles nel quale il costo dei carburanti e l’inflazione hanno occupato un ruolo centrale. In Italia, intanto, il governo sta lavorando per individuare fondi destinati ad autotrasportatori, agricoltori, pescatori, famiglie e imprese.

Per il solo autotrasporto, le stime indicano un fabbisogno di almeno 100 milioni di euro. L’esecutivo sta cercando di reperire le risorse attraverso singole voci di bilancio, in un quadro nel quale ogni stanziamento deve essere valutato con attenzione.

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Perché il conto arriva a 979 milioni

Gli aumenti dei magistrati seguono una procedura diversa da quella applicata alla maggior parte dei dipendenti pubblici. Non vengono stabiliti attraverso una trattativa sindacale: ogni tre anni la rivalutazione viene determinata per legge, prendendo come riferimento gli incrementi riconosciuti agli altri lavoratori del settore pubblico.

Il governo calcola quindi gli adeguamenti sulla base dei parametri Istat e li formalizza con un Dpcm. Il metodo utilizzato finora aveva prodotto incrementi del 4,85% per il periodo 2018-2020 e del 6,69% per il triennio 2021-2023.


Il ricorso ha cambiato i calcoli

L’Associazione Nazionale Magistrati e altre organizzazioni di categoria hanno contestato il sistema, sostenendo che il criterio applicato non fosse corretto. I giudici amministrativi del Tar e del Consiglio di Stato hanno accolto la loro tesi, imponendo il ricorso a una formula differente.

Con il nuovo criterio, le percentuali salirebbero al 6,22% per il primo periodo e al 12,32% per il secondo. Il ricalcolo porterebbe il costo complessivo per lo Stato a 979 milioni di euro, mentre per alcuni magistrati si arriverebbe, secondo le stime, a circa 100mila euro di arretrati e a un incremento annuo vicino ai 20.000 euro per gli anni successivi.

L’Avvocatura dello Stato ha impugnato le decisioni, ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno respinto la posizione del governo. L’Anm sostiene che gli importi effettivi siano inferiori a quelli riportati e che si tratti di somme comunque spettanti per legge. Sullo sfondo resta il rischio del commissariamento, mentre Meloni conferma di voler ascoltare le associazioni dei magistrati senza firmare l’attuale provvedimento.

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