Tunisia, la stretta su flussi e tratta: l’appello di Nafti all’Oim
A New York il ministro tunisino ha chiesto più coordinamento e un impegno internazionale più ampio, mentre l’Oim ha confermato i numeri dei ritorni volontari dall’inizio del 2026.
Mohamed Ali Nafti ha usato il confronto con Amy Pope a New York per ribadire una linea netta: la Tunisia non vuole diventare un punto di arrivo o di passaggio per migranti irregolari. Nel colloquio, il ministro degli Esteri ha anche sollecitato una risposta più ampia alle cause profonde della migrazione e un maggiore equilibrio tra controllo dei flussi, canali regolari e obiettivi dell’Agenda 2030.
Più impegno contro le reti di tratta
La titolare dell’Oim, dal canto suo, ha espresso soddisfazione per il livello di cooperazione con Tunisi e ha richiamato il ruolo dei progetti di sviluppo, insieme alla necessità di smantellare le organizzazioni legate alla tratta. I temi sono stati affrontati a margine dell’81/a Assemblea generale delle Nazioni Unite, secondo quanto riportato in una nota del dicastero tunisino.
I numeri dei rientri volontari
Sul tavolo dell’incontro è finito anche il bilancio dei rientri: dall’inizio del 2026, 5.077 migranti in condizione irregolare hanno lasciato volontariamente la Tunisia per tornare nei Paesi d’origine grazie al meccanismo di ritorno volontario e reintegrazione promosso dall’Oim. In totale, i beneficiari del programma hanno raggiunto quota 25.351 dalla sua istituzione.
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Il programma resta più ampio
A questi dati si sommano inoltre i rientri effettuati su voli commerciali regolari, che non rientrano nel conteggio diffuso. Nafti ha infine chiesto di accelerare le operazioni di ritorno volontario e di garantire una reintegrazione stabile per chi rientra nei rispettivi Paesi.
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