Tregua in 7 giorni? Teheran rilancia e Pezeshkian scarica la scelta su Washington
L’Iran mette sul tavolo uno scambio rapido per fermare le ostilità, mentre il presidente iraniano dice che tocca agli Stati Uniti decidere se chiudere il conflitto.
Gli Houthi, secondo Masoud Pezeshkian, non agiscono come braccio operativo di Teheran. In un’intervista a Fox News, il presidente iraniano ha sostenuto che il movimento yemenita prende le proprie decisioni e che i contatti con loro non configurano un rapporto strutturato.
"Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha detto, aggiungendo che non esiste una catena di comando tra il gruppo e l’Iran. Pezeshkian ha anche ribadito di essere disponibile a un’intesa con Donald Trump per chiudere lo scontro.
La proposta lampo di Teheran
Sul tavolo dei negoziati, intanto, Teheran ha fatto circolare una bozza molto più rapida del vecchio memorandum di giugno, poi andato in crisi. Stando a quanto riportato dal New York Times, l’idea iraniana riprende quasi punto per punto gli impegni già immaginati mesi fa, ma comprime i tempi: non più 60 giorni, bensì una settimana.
Secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, l’offerta inoltrata agli Stati Uniti attraverso canali indiretti prevede che, se le condizioni venissero rispettate, lo Stretto di Hormuz tornerebbe aperto al settimo giorno e i colloqui ripartirebbero subito dopo. Nella stessa cornice, l’Iran chiede lo sblocco di almeno 12 miliardi di dollari di beni congelati, la fine delle sanzioni sul petrolio e la rimozione del blocco navale.
Washington frena ma non chiude
La Casa Bianca, per ora, non sembra intenzionata a correre. Un funzionario americano citato dal quotidiano ha parlato di contatti "positivi e costruttivi" condotti tramite mediatori, ma ha chiarito che gli Stati Uniti non vogliono forzare i tempi per arrivare a un’intesa.
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Il quadro diplomatico resta quindi aperto, anche se senza sviluppi decisivi. Marco Rubio ha riferito che un incontro durato tre ore tra rappresentanti statunitensi e iraniani, con il Qatar nel ruolo di facilitatore, non ha prodotto una svolta.
Pezeshkian, da parte sua, ha insistito sul fatto che il conflitto possa essere fermato solo se Washington sceglierà di farlo. "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci", ha affermato, sostenendo che la responsabilità dell’escalation ricada su Israele. Ha poi osservato che, se l’amministrazione americana volesse raggiungere un accordo nel rispetto del diritto internazionale, Teheran sarebbe pronta a discuterne.
Il presidente iraniano ha anche richiamato il fallimento della tregua saltata poco prima della firma, ricordando che per lui non cambia molto se l’intesa arrivasse prima o dopo le elezioni di metà mandato negli Usa. Nel frattempo, il portavoce del ministero degli Esteri Esmeil Baghaei ha detto che potrebbero esserci nuovi incontri nei prossimi giorni tramite intermediari.
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