Stipendi dei magistrati, scontro con Meloni: esplode la polemica
L’Anm contesta la ricostruzione sui costi degli adeguamenti, mentre un pm di Roma attacca la premier dopo il mancato via libera al decreto
L’Associazione nazionale magistrati respinge l’idea che gli adeguamenti retributivi delle toghe rappresentino un vantaggio concesso dal governo. Secondo la giunta esecutiva centrale, si tratta di somme stabilite dalla legge e rimaste non corrisposte per anni, con importi che sarebbero comunque inferiori a quelli circolati nelle ultime ore.
«La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese. Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento», ha affermato l’organo dirigente dell’Anm, prendendo posizione sul confronto aperto dopo le parole della presidente del Consiglio.
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Il confronto sul miliardo da stanziare
Giorgia Meloni ha spiegato di non ritenere possibile autorizzare l’atto in questione nelle attuali condizioni finanziarie. A suo giudizio, la spesa necessaria per riconoscere gli adeguamenti agli appartenenti alla magistratura arriverebbe quasi a un miliardo di euro.
«In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati», ha dichiarato la premier. Meloni ha poi messo in rapporto quella cifra con le risorse che il governo sta valutando per sostenere l’autotrasporto e scongiurare ripercussioni sulla distribuzione delle merci nel Paese.
Meloni apre al dialogo con le toghe
La presidente del Consiglio ha sostenuto che l’impegno economico per gli stipendi dei magistrati sarebbe dieci volte superiore a quello considerato per affrontare l’emergenza del trasporto su strada. Ha inoltre lasciato aperta la possibilità di un confronto con le associazioni rappresentative, dicendosi disponibile a esaminare eventuali proposte condivise.
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Nel suo intervento, Meloni ha anche osservato che una parte consistente della magistratura potrebbe comprendere le priorità legate alla situazione attuale. L’Anm, tuttavia, ha insistito sulla natura non discrezionale delle somme, definendole differenze retributive previste dalle norme e non assimilabili a un nuovo incremento deciso dall’esecutivo.
L’attacco del pm sui social
Nel pieno della discussione è comparso su Facebook un messaggio firmato da Alessandro Di Cicco, pubblico ministero in servizio alla procura di Roma. Il magistrato ha commentato il mancato avallo della premier con parole fortemente offensive: «La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia».
Il post è stato pubblicato ieri sera, poco dopo le 20, a breve distanza dalle dichiarazioni rese da Meloni sul provvedimento. Il contenuto collega il rifiuto della firma alla possibilità di un intervento sostitutivo attraverso un commissario ad acta, aggiungendo un giudizio polemico sulla situazione del Paese.
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