Magistrati, scontro sugli stipendi: “Nessun regalo”, il nodo delle sentenze
Le associazioni della magistratura contestano le cifre circolate e chiedono l’attuazione delle decisioni giudiziarie sugli arretrati retributivi.
“Nessun bonus. Nessun regalo. Le sentenze si rispettano e la legge si applica a tutti, anche al Governo”: è la posizione di Magistratura Indipendente, che respinge la rappresentazione degli adeguamenti retributivi dei magistrati come un privilegio concesso dall’esecutivo. La corrente dell’Anm sostiene invece che si tratti di somme maturate in base alla legge e non versate correttamente negli anni.
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Il rischio di un nuovo contenzioso
Secondo Magistratura Indipendente, un ulteriore rinvio nell’applicazione delle decisioni amministrative potrebbe aumentare gli oneri per lo Stato. La corrente guidata dal segretario generale Antonio D’Amato e dal presidente Giancarlo Dominijanni richiama anche la possibilità di nuove controversie e di un eventuale danno erariale, con responsabilità da valutare nelle sedi competenti.
La stessa organizzazione considera improprio contrapporre la situazione economica dei magistrati alle difficoltà delle fasce più fragili. Nel documento si sostiene che la protezione dei cittadini in condizioni di debolezza e il rispetto dei provvedimenti giudiziari rappresentino entrambi obblighi pubblici, senza che l’uno possa essere usato per eludere l’altro.
Celli: cifre e obblighi di legge
Sul tema è intervenuto anche Stefano Celli, vicesegretario dell’Anm, ricordando che la vicenda nasce da un procedimento giudiziario: “C’è stata una causa, c’è stata una sentenza, se il governo adempie bene, se non adempie o adempie in parte andremo avanti con il giudizio di ottemperanza”. Le sue parole si riferiscono all’eventualità che l’amministrazione non dia piena esecuzione alle decisioni già adottate.
Le associazioni coinvolte ridimensionano inoltre le stime circolate nelle ultime settimane. Magistratura Indipendente esclude che ogni magistrato possa ricevere 100.000 euro e definisce quella cifra non attendibile; anche l’Associazione Magistrati della Corte dei conti avverte che gli importi reali saranno molto più contenuti e dipenderanno dall’anzianità e dalla posizione stipendiale.
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Perché sono maturati gli arretrati
Gli adeguamenti riguardano i trienni 2018-2020 e 2021-2023. Non derivano, secondo le organizzazioni, da una trattativa salariale: per garantire l’indipendenza della magistratura, la legge stabilisce un aggiornamento automatico collegato alla crescita media degli stipendi riconosciuti agli altri dipendenti pubblici nello stesso periodo.
I criteri utilizzati in passato per calcolare le somme sono stati giudicati illegittimi. Di conseguenza, una parte delle componenti retributive non sarebbe stata corrisposta per circa sette anni, trasformandosi in arretrati. L’ammontare complessivo, spiegano le associazioni, dipende proprio dalla durata dei ritardi e non dall’introduzione di un nuovo beneficio discrezionale.
Le decisioni dei giudici e il Dpcm
Il Consiglio di Stato ha contestato i criteri applicati dall’amministrazione e dall’Istat, mentre il Tar del Lazio ha annullato gli atti relativi al triennio successivo. Il provvedimento atteso dovrebbe quindi tradurre in pratica gli effetti delle sentenze e delle disposizioni già previste dall’ordinamento.
La questione è emersa dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha comunicato l’intenzione di non firmare il Dpcm destinato a recepire quelle decisioni. L’Associazione Magistrati della Corte dei conti chiede che il confronto torni su basi tecniche e giuridiche, dopo una verifica puntuale delle cifre, evitando che il tema venga trasformato in uno scontro politico.
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