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Politica 3 min di lettura23 set

Sogin, prove di rilancio tra conti in utile e vecchie ombre

Alla vigilia dell’assemblea del 25 settembre, la società nucleare punta a mostrarsi più trasparente con bilanci positivi, visite guidate e un passato che però continua a pesare.

Nel giorno in cui dovrà scegliere i nuovi vertici, Sogin mette in vetrina risultati economici e attività industriali, ma non riesce a liberarsi del tutto delle contestazioni che la accompagnano da anni. Il 25 settembre, oltre all’assemblea dei soci, gli impianti del Centro Ricerche Casaccia di Roma accoglieranno anche i visitatori prenotati per la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori.

La società pubblica incaricata di smantellare gli impianti nucleari italiani e di gestire i rifiuti radioattivi prova così a cambiare immagine proprio mentre il dossier sul nucleare torna al centro del dibattito politico con il voto della legge delega in Senato.


L’assemblea che può confermare o cambiare tutto

Il 25 settembre l’assemblea dei soci dovrà indicare consiglio di amministrazione e collegio sindacale per il prossimo triennio. Il capitale di Sogin è interamente nelle mani del Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre le scelte strategiche vengono condivise con il Governo e con i dicasteri di vigilanza, soprattutto quello dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Resta da capire se l’attuale assetto verrà confermato. Intanto la società insiste sui dati di bilancio: negli ultimi tre esercizi ha chiuso i conti in utile e nel 2025 ha registrato un risultato netto di 2,566 milioni di euro, con un Ebitda pari a 26,74 milioni.

Sogin parla anche di crescita dell’attività industriale, ma la parte davvero avanzata del programma racconta solo una porzione del quadro. A fine 2025 l’avanzamento complessivo del decommissioning viene indicato al 47,7%, considerando messa in sicurezza degli impianti, gestione del combustibile, smantellamento, trattamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti.


Il nodo vero resta lo smantellamento

La criticità maggiore, però, non riguarda le attività preliminari: il punto più delicato è lo smontaggio effettivo delle centrali e la gestione finale delle scorie. La chiusura del programma, inizialmente prevista per il 2019, è stata rinviata al 2032; nel frattempo i rifiuti restano in depositi temporanei, in attesa del Deposito Nazionale, che non sarà pronto prima del 2041.

Anche quella soluzione, in ogni caso, non viene considerata definitiva per i materiali più radioattivi, per i quali serve un sistema geologico. È su questo sfondo che Sogin prova a presentarsi come una società diversa, più efficiente e meno segnata dal passato.


Le ombre delle inchieste e del reintegro di

A pesare sull’immagine dell’azienda ci sono anche le vicende giudiziarie. La Corte di Appello di Roma ha ordinato il reintegro di Emanuele Fontani, ex amministratore delegato, confermando il giudizio di primo grado che aveva riconosciuto un carattere ritorsivo nel licenziamento.

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Fontani aveva segnalato insieme a una task force interna alcune irregolarità negli appalti del deposito nazionale per le scorie radioattive. Quelle verifiche portarono al commissariamento di Sogin e attivarono anche un’indagine della Corte dei Conti. I procedimenti disciplinari contro i dirigenti e i funzionari coinvolti furono firmati dall’attuale ad, Gian Luca Artizzu, e dal responsabile del personale, Belinda Sepe.

Nella sentenza, i giudici hanno scritto che il licenziamento fu sostanzialmente legato alla segnalazione inviata al consiglio di amministrazione e che persino le contestazioni disciplinari rafforzavano l’idea di una scelta punitiva.


Porte aperte per cambiare racconto

Mentre il governo spinge sulla legge sul nucleare e punta su reattori di nuova generazione, Sogin cerca di scrollarsi di dosso l’immagine legata agli anni delle bollette gravate dagli oneri di sistema, degli aumenti dei costi e delle accuse di sprechi. Per farlo sceglie anche la strada della divulgazione.

Il 25 settembre, infatti, i visitatori prenotati potranno entrare in tre percorsi diversi: due nell’impianto Opec della società e uno in Nucleco. Due itinerari saranno accessibili, se accompagnati, anche ai bambini dai 5 anni in su.

Il primo passaggio riguarderà Opec-1, dove nacquero le prime attività di ricerca nucleare italiane, con una simulazione della manipolazione del combustibile irraggiato. Il secondo porterà alla sala controllo e alle aree esterne di Opec-2, con dimostrazioni sulla misurazione della radioattività e sull’uso delle tende di contenimento per i componenti contaminati.

Il terzo percorso, affidato a Nucleco, tocca laboratori, caratterizzazione radiologica e gestione dei rifiuti provenienti sia dagli impianti in dismissione sia da medicina, industria e ricerca. Sogin presenta l’iniziativa come un modo per mostrare tecnologie e misure di sicurezza, provando a raccontare il proprio lavoro con un registro meno difensivo e più aperto.

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