Scuola, stretta su volto coperto e famiglie: cosa prevede il decreto
Il Consiglio dei ministri ha dato l’ok a nuove regole su italiano, integrazione in classe e divieto di coprirsi il viso, con sanzioni per i genitori che non seguono i corsi.
Il governo ha messo nero su bianco una stretta sulla scuola che tocca studenti e famiglie, con un pacchetto di regole pensato per limitare le classi troppo concentrate sugli alunni che conoscono poco l’italiano. Nel decreto entrano anche nuove restrizioni sul volto coperto a lezione e l’obbligo, per i genitori stranieri, di seguire corsi di lingua gratuiti ma imposti.
Alle 17.30 il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al provvedimento, dopo le ultime limature apportate da Valditara. Tra i punti più rilevanti c’è il limite del 30% per gli studenti con scarsa conoscenza dell’italiano nelle prime classi, insieme alle multe per le famiglie che non rispettano le regole previste.
Volto coperto vietato in aula
La misura più immediata riguarda ciò che si può indossare a scuola: non sarà consentito presentarsi in classe con il viso nascosto, che si tratti di un burqa o di un casco. Il divieto viene inserito dentro il decreto legge approvato dal governo e punta a definire un perimetro più rigido per la vita scolastica.
Il testo interviene anche sull’organizzazione delle classi. Nei primi anni non sarà possibile concentrare tutti gli alunni con una conoscenza limitata dell’italiano nello stesso gruppo: la soglia fissata è del 30%. L’obiettivo dichiarato dal provvedimento è evitare le cosiddette classi ghetto.
Corsi obbligatori per i genitori
Un altro capitolo del decreto riguarda le famiglie. I genitori che non parlano italiano dovranno frequentare corsi di lingua gratuiti, ma non facoltativi, e il mancato rispetto dell’obbligo porterà a sanzioni economiche.
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La norma, nel complesso, lega integrazione scolastica e responsabilità familiare. Nel testo entrano infatti sia le regole rivolte agli studenti sia quelle pensate per i loro genitori, in un intervento che il governo ha chiuso nel pomeriggio con l’approvazione formale in Consiglio dei ministri.
Il via libera e lo scontro politico
La decisione dell’esecutivo arriva dopo una revisione finale del testo da parte di Valditara, che ha accompagnato fino all’ultimo la stesura del decreto. A presentarlo come un modo per evitare la formazione di classi separate è stata anche Giorgia Meloni, che ha rivendicato il risultato politico della stretta.
Dall’opposizione, però, la linea è stata contestata con forza. Schlein ha definito l’intervento una «caccia alle streghe», segnalando il clima di scontro attorno a una misura che tocca direttamente scuola, immigrazione e obblighi per le famiglie.
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