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Politica 5 min di lettura5 giorni fa

Scuola, i conti del decreto: fondi mirati ma precari ancora senza risposte

Dal cyberbullismo al latino, il provvedimento interviene su diversi capitoli ma lascia aperti i nodi di assunzioni, continuità didattica e salari

Il decreto scuola ridisegna la destinazione di alcune risorse per il 2026 e il 2027: il fondo contro il cyberbullismo crescerà di 4 milioni all’anno, mentre altri 3 milioni annui finanzieranno attività sul rispetto, sulle relazioni e sulla prevenzione della violenza di genere. Gli incrementi saranno ottenuti utilizzando il fondo da 7 milioni già previsto per iniziative su consenso, pari opportunità e contrasto alla violenza sulle donne, anche in collaborazione con i centri antiviolenza.

Sul piano economico, il provvedimento assegna inoltre 5 milioni agli straordinari del personale scolastico connessi, tra l’altro, alle scadenze del Pnrr. Per i dirigenti scolastici sono previsti 14 milioni aggiuntivi per la componente variabile e di risultato della retribuzione relativa al 2025/26. Rimangono però esclusi aumenti strutturali e generalizzati per docenti e Ata.


Più fondi mirati, salari ancora fermi

La Flc Cgil considera questa distribuzione delle risorse insufficiente rispetto alle difficoltà quotidiane degli istituti. Gianna Fracassi ha sostenuto che la scuola avrebbe bisogno di stipendi adeguati, assunzioni stabili, docenti di italiano L2, mediatori culturali, classi meno numerose e finanziamenti ordinari per combattere la dispersione.

Il sindacato contesta anche l’assenza di interventi organici sugli organici e sul precariato. Nel decreto trovano spazio compensi una tantum legati alla formazione incentivata, ma non un meccanismo permanente capace di incidere sulla condizione lavorativa di docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario.


Il decreto interviene su più fronti

Il testo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre, mentre restano oggetto di revisione le parti più controverse sulle regole per gli alunni stranieri. Il ministro dell’Istruzione Valditara aveva motivato la scelta del decreto legge con l’urgenza di applicare le misure già dall’anno in corso.

Accanto alle norme sull’integrazione, il provvedimento contiene disposizioni su insegnamento del latino, denominazione degli istituti tecnici e professionali, contributi per i libri, orientamento, sostegno e graduatorie. Le misure, tuttavia, non affrontano in modo complessivo i problemi denunciati da sindacati e famiglie.


Latino alle medie, ma senza risorse dedicate

Dall’anno scolastico 2027/28 le scuole medie potranno offrire latino come attività opzionale. Il percorso dovrebbe consistere in un’ora aggiuntiva ogni settimana, per un totale di 33 ore annuali, e sarà affidato a insegnanti in possesso di requisiti specifici.

L’attivazione non sarà accompagnata da uno stanziamento ad hoc. Gli istituti dovranno quindi ricorrere a personale e disponibilità già presenti, con conseguenze sulla concreta possibilità di organizzare il corso: conteranno la presenza di docenti qualificati, l’offerta formativa e gli spazi di orario disponibili.


Tecnici e professionali cambiano nome

Il decreto introduce anche una nuova denominazione per gli istituti tecnici e professionali, che dovrebbero assumere rispettivamente le etichette di “licei tecnologici” e “licei professionali”. L’ordinamento dei percorsi resterà invariato, nonostante alcune modifiche alle tabelle del monte ore siano arrivate a anno scolastico già iniziato.

Giorgia Meloni ha collegato la scelta alla necessità di superare l’idea secondo cui la formazione tecnica o professionale rappresenterebbe un’opzione di livello inferiore rispetto al liceo. La Flc Cgil, invece, giudica l’intervento tardivo e incompleto, definendolo una modifica prevalentemente formale. Per i campus della filiera tecnologica e professionale sono comunque previsti altri 10 milioni nel 2027.

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Libri e orientamento: aiuti più selettivi

Dal 2027 il fondo aggiuntivo per i libri scolastici, pari a 20 milioni annui e introdotto con la legge di bilancio, potrà raggiungere famiglie con Isee fino a 40 mila euro, contro il precedente limite di 30 mila. L’accesso sarà però circoscritto agli studenti della prima media e della prima e terza superiore.

Il restringimento riguarda soltanto questa misura: restano in vigore i contributi regionali e comunali, con le regole fissate dai singoli enti. Non è stata invece accolta la richiesta di introdurre detrazioni fiscali per l’acquisto dei testi, avanzata dalle famiglie e dall’Associazione italiana editori.

Per il 2026/27 vengono messi a disposizione 70 milioni destinati a orientamento, inclusione e contrasto alla dispersione. La copertura è limitata a un solo anno e comprende 40 milioni prelevati dal fondo per la formazione continua e incentivata degli insegnanti.


Precariato e sostegno restano scoperti

A partire dal 2027/28 alcune graduatorie potranno essere utilizzate più ampiamente per i funzionari scolastici, sempre entro il limite delle assunzioni autorizzate. Non compare però un progetto generale per trasformare i contratti precari dei docenti in posti stabili.

Gianna Fracassi ha indicato in oltre 220 mila il numero dei precari stimati dal sindacato. Daniela Fumarola ha chiesto di rendere permanenti i posti creati con il Pnrr, di procedere prima di tutto con la stabilizzazione sul sostegno e di finanziare nella prossima manovra i 30 mila posti Ata considerati vacanti. L’Anief continua inoltre a chiedere un canale stabile di immissione in ruolo dalle Gps, le graduatorie provinciali per le supplenze, accanto ai concorsi.

Sul sostegno, il piano educativo individualizzato degli alunni che restano nella stessa scuola dovrà essere predisposto entro giugno, con la possibilità di aggiornarlo in autunno. Il mantenimento delle ore nell’anno seguente viene indicato come obiettivo prioritario, ma resta la clausola legata alla disponibilità dell’organico.

La procedura anticipa la programmazione, ma non crea nuovi posti e non assicura che il docente venga confermato. Un’insegnante di sostegno ha raccontato che, dopo aver costruito una rete di fiducia con alunna, famiglia, psicologi e Istituto dei Ciechi, il legame può essere interrotto dalle assegnazioni decise dall’algoritmo: “Per l’alunna significa ricominciare da capo: mesi di lavoro pedagogico contano meno di una stringa di codice”.

Restano così senza una soluzione definitiva sia la continuità didattica sia la stabilizzazione del personale. Le nuove regole anticipano alcuni passaggi organizzativi, ma non intervengono sui vincoli che ogni anno possono allontanare gli insegnanti dagli studenti seguiti.

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