Scontro sui magistrati: Tajani cita Mao, l’Anm lo accusa
Il vicepremier chiede maggiore severità dopo gli arresti, ma l’Associazione nazionale magistrati respinge l’idea di una giustizia usata per intimidire.
La polemica tra governo e magistratura si riaccende dopo le parole pronunciate da Antonio Tajani al Villaggio della legalità. Il vicepremier ha invocato maggiore rigore nelle decisioni sugli arresti e ha chiamato in causa i giudici con un riferimento a Mao Zedong, provocando la reazione dell’Associazione nazionale magistrati e delle opposizioni.
L’Anm respinge l’attacco
La giunta esecutiva centrale dell’Anm ha contestato duramente l’intervento del leader di Forza Italia. In una nota, l’associazione ha sostenuto che i magistrati devono attenersi alle norme e che il tema della sicurezza non può essere trasferito sulle loro decisioni.
Secondo l’Anm, evocare la necessità di “dare segnali” ai cittadini rischia di trasformare la giustizia in uno strumento di pressione. L’associazione ha inoltre definito incompatibile con lo Stato di diritto qualsiasi logica intimidatoria rivolta ai giudici.
Tajani insiste sulla linea dura
Durante un confronto con una cittadina, Tajani aveva sostenuto che servisse un atteggiamento più severo nella convalida degli arresti. Poi aveva aggiunto: «“Colpirne uno per educarne cento” credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza».
Poche ore dopo, con un messaggio su X, il vicepremier ha precisato di non voler chiedere ai giudici di ignorare le leggi. Ha però accusato alcuni magistrati di rimettere rapidamente in libertà persone arrestate in flagranza, definendoli “perdonisti” e sostenendo che questa situazione alimenti insicurezza e scoraggi le forze dell’ordine.
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Tajani ha quindi ribadito che, a suo giudizio, chi viene sorpreso mentre commette un reato non dovrebbe poter tornare immediatamente a delinquere. Nel suo ragionamento ha distinto la tutela degli innocenti dalla necessità di evitare che la percezione di impunità favorisca nuovi crimini.
Le opposizioni attaccano Tajani
La critica non si è concentrata soltanto sul contenuto dell’intervento, ma anche sulla citazione scelta dal vicepremier. Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, ha giudicato il richiamo a Mao estraneo al ruolo istituzionale di Tajani e ha sostenuto che i giudici debbano applicare le norme, senza l’obiettivo di lanciare messaggi politici.
Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha invece accostato quell’espressione al linguaggio delle Brigate Rosse. A suo avviso, il riferimento rivela una concezione pericolosa dello Stato di diritto e può essere letto come una sollecitazione a piegare le decisioni giudiziarie alle esigenze del momento.
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