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Politica 2 min di lettura9 ore fa

Regeni, Tajani contro le polemiche: “La sentenza non indica gli assassini

Il vicepremier difende la linea del governo dopo la condanna in primo grado di tre agenti egiziani e replica alle accuse dell’opposizione.

Antonio Tajani respinge le accuse piovute sul governo dopo la condanna di tre agenti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. Il ministro degli Esteri sostiene che la decisione giudiziaria rappresenti un passo importante, ma non abbia ancora chiarito chi abbia materialmente ucciso il ricercatore italiano.


Tajani: «Polemiche incomprensibili»

Parlando a margine del Forum Euromediterraneo dell’Acqua, alla Nuvola di Roma, il vicepremier ha detto di essere sorpreso dalle contestazioni. A suo giudizio, si è limitato a descrivere gli effetti della sentenza, sottolineando che il procedimento è ancora al primo grado e che la decisione non attribuisce formalmente la responsabilità dell’omicidio ai vertici dello Stato egiziano.

Tajani ha ribadito che l’Italia continuerà a chiedere piena collaborazione alle autorità del Cairo. «Agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire», ha dichiarato, respingendo l’idea che il dialogo istituzionale possa equivalere a una copertura politica. Il ministro ha inoltre richiamato il risultato ottenuto con Patrick Zaki e ha auspicato sviluppi anche per la vicenda di Nancy Guerra.


L’opposizione accusa il governo

Le parole del titolare della Farnesina hanno provocato la reazione delle forze di opposizione. Elly Schlein ha sostenuto che la sentenza attribuisca responsabilità a tre membri dell’apparato di sicurezza egiziano e ha accusato Tajani di non aver colto la portata del pronunciamento, arrivato dopo anni di battaglia della famiglia Regeni e dell’attività della Procura.

La segretaria del Partito Democratico ha chiesto all’esecutivo di assumere un’iniziativa politica e diplomatica più incisiva. Secondo Schlein, il governo dovrebbe adoperarsi per ottenere la consegna degli imputati e il risarcimento stabilito dal giudice. Critiche analoghe sono state espresse da Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi.

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La sentenza riapre il caso diplomatico

La Prima Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. La decisione ha riacceso il confronto sui rapporti tra Roma e Il Cairo, anche perché gli imputati si trovano in Egitto e il loro coinvolgimento nel procedimento resta legato alla possibilità di una futura estradizione.

Nei giorni scorsi Tajani aveva ricordato che la pronuncia riguardava tre persone e non l’Egitto come Stato. Aveva anche osservato che il processo dovrà proseguire nei successivi gradi di giudizio e che l’omicidio di Regeni resta un fatto inaccettabile.


Estradizione e risarcimento da valutare

In un’intervista, il ministro ha spiegato di non aver ancora affrontato direttamente il dossier con interlocutori istituzionali, dopo gli impegni legati a un vertice internazionale e ad altri collegamenti. Ha precisato inoltre che la procedura di estradizione spetta al ministro della Giustizia, non alla Farnesina.

Il governo, ha aggiunto, esaminerà gli atti e valuterà i prossimi passi anche sul piano del risarcimento. Tajani ha assicurato che l’Italia ha sempre fatto quanto necessario sul caso Regeni e che la pressione sulle autorità egiziane per arrivare alla verità non è mai venuta meno.

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