6.000Lettori online ora
Politica 3 min di lettura58 min fa

Schifani valuta l’addio: Forza Italia mette in discussione il bis in Sicilia

Dopo l’attacco del commissario regionale Minardo e il caso Armao, il presidente siciliano ha avuto un confronto acceso con Tajani e riunito i suoi collaboratori

La possibilità che Renato Schifani lasci la presidenza della Sicilia è diventata concreta dopo la presa di posizione di Forza Italia sulla necessità di cambiare linea e classe dirigente. Il governatore, che considerava acquisita la ricandidatura alle elezioni regionali del 2027, avrebbe reagito minacciando le dimissioni e ora sta valutando le prossime mosse.


Il governatore prepara la sua decisione

A far precipitare la situazione sono state le parole di Nino Minardo, commissario di Forza Italia nell’isola. Durante un incontro con i segretari provinciali organizzato a Palermo, Minardo ha sostenuto l’esigenza di una proposta politica nuova e di un cambio di passo, una posizione maturata anche con il coinvolgimento dei vertici nazionali.

Schifani ha replicato pubblicamente con una nota prudente: «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve». In seguito ha parlato al telefono con Antonio Tajani, in un confronto descritto come molto teso, e ha convocato a Palazzo d’Orléans alcuni esponenti del suo staff e parlamentari regionali.


Il caso Armao agita il partito

Alla base dell’accelerazione di Forza Italia ci sarebbe anche la preoccupazione per l’inchiesta che riguarda Gaetano Armao. La Procura di Palermo ha chiesto per lui una misura cautelare con l’accusa di corruzione; l’ex assessore all’Economia è stato inoltre consigliere giuridico del presidente Schifani fino alla diffusione della notizia giudiziaria, quando ha lasciato l’incarico.

Fino ai primi giorni di agosto Armao aveva guidato la Commissione tecnica specialistica incaricata di esaminare le autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici ed eolici. Il suo percorso politico comprende la vicinanza a Totò Cuffaro alla fine degli anni Novanta, l’esperienza nella giunta di Raffaele Lombardo e la candidatura alla presidenza della Regione sostenuta nel 2017 da Silvio Berlusconi, poi ritirata dopo l’intesa con Nello Musumeci, che lo nominò assessore all’Economia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


A Roma cresce l’insofferenza

Il timore dei dirigenti nazionali è che l’indagine possa produrre ulteriori conseguenze e aggravare il quadro già segnato da altre vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti del centrodestra vicini all’amministrazione regionale. Tra i nomi citati figurano Salvatore Iacolino, Angelo Pizzuto e lo stesso Armao, tutti indicati nel testo dell’inchiesta con accuse di corruzione.

Per questo il partito avrebbe scelto di accelerare sul rinnovamento, partendo dalla squadra dirigente e arrivando alla questione più delicata: la conferma di Schifani per il voto del 2027. Il presidente, che puntava a un secondo mandato, avrebbe quindi preso atto del ripensamento maturato all’interno di Forza Italia.


Opposizioni e Antimafia prendono posizione

Dal Partito Democratico è arrivata una reazione netta. Nello Dipasquale, deputato all’Assemblea regionale siciliana, ha commentato: «Le dimissioni non si annunciano, si danno». Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, ha invece descritto l’attuale legislatura come segnata da arresti e inchieste, sostenendo che Schifani avrebbe ora l’occasione di lasciare l’incarico.

Nel frattempo la Commissione regionale Antimafia ha annunciato l’apertura di un’indagine conoscitiva. L’iniziativa riguarderà i recenti episodi di possibile corruzione emersi all’interno dell’amministrazione regionale e si aggiunge alla pressione politica che sta investendo il presidente e il suo partito.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere