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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Salvini resiste, ma nella Lega cresce la fronda: il nodo del congresso

Il segretario rivendica la compattezza del partito, mentre Romeo e altri dirigenti chiedono una svolta urgente per fermare il calo elettorale

Matteo Salvini rilancia l’immagine di una Lega ancora combattiva e compatta, nonostante le tensioni interne. Nella newsletter settimanale del partito, il leader ha definito Pontida una «comunità viva, forte e unita», capace di confermare la propria presenza e la volontà di difendere le sue idee.

Salvini ha anche respinto le previsioni sulla fine politica della Lega: «È da 30 anni che celebrano il funerale della Lega, e invece siamo ancora qua. Più determinati che mai». Le sue parole arrivano mentre nel partito si discute dell’opportunità di convocare un congresso straordinario.


Salvini resta, ma serve una squadra

Massimiliano Romeo sostiene che l’obiettivo non sia rimuovere Salvini dalla segreteria. Secondo il senatore, il confronto riguarda la direzione politica e nasce dalla necessità di reagire a una fase elettorale molto difficile, non da un regolamento di conti personale.

La proposta avanzata da Romeo, insieme ad Attilio Fontana e ad altri esponenti leghisti, consiste nel lasciare a Salvini il ruolo di segretario e affiancargli un organismo con responsabilità concrete. Questa struttura dovrebbe correggere rapidamente la linea del partito e occuparsi in modo più efficace della preparazione elettorale.


Il calo elettorale allarma i dirigenti

Romeo descrive una situazione che, a suo giudizio, non può più essere minimizzata. La Lega perderebbe circa lo 0,2% ogni mese e, in caso di elezioni a maggio, potrebbe arrivare vicino al 4%, oppure scendere al di sotto di quella soglia.

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Il malcontento, secondo il segretario lombardo, si sarebbe diffuso in diverse aree storicamente rilevanti per il partito: Varese, Bergamo, Brescia, Monza e Brianza, Valtellina, Liguria e Piemonte. Da qui la richiesta di modificare con urgenza l’impostazione politica, evitando di inseguire Vannacci sul terreno da lui occupato.


Romeo: «Non è una sfida personale»

In un colloquio con il Corriere della Sera, Romeo ha definito il congresso straordinario un possibile «trappolone» e ha chiarito di non voler cadere nella provocazione: «Io non ci casco». A suo avviso, Salvini potrebbe convocarlo autonomamente, senza che ciò rappresenti la soluzione ai problemi del partito.

Il senatore ha inoltre spiegato che nessuno avrebbe chiesto direttamente al segretario di farsi da parte. Il movimento interno, ha sottolineato, sarebbe motivato dall’interesse per il leghismo e, paradossalmente, anche dalla volontà di tutelare lo stesso Salvini in una fase considerata particolarmente delicata.

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