Russia e test Nato: l’allarme si allarga ben oltre la Polonia
Dallo sconfinamento di un Mi-8 alle ipotesi di sabotaggi e attacchi ibridi, Varsavia e altri governi europei leggono una strategia russa sempre più ampia.
Il fronte di preoccupazione non è più limitato alla Polonia. Segnali arrivati da più Paesi, tra droni, treni colpiti e sospetti su infrastrutture sensibili, fanno pensare a una pressione russa che sta oltrepassando i confini dell’Europa orientale.
L’allarme che tocca anche l’Europa occidentale
A rendere più ampia la questione è quanto riportato da El Mundo: la Cia avrebbe avvisato Italia, Francia e Spagna del rischio di operazioni russe nel Mediterraneo. La ricostruzione parla di droni trasportati su navi mercantili, nascosti in container e potenzialmente usati contro obiettivi civili o infrastrutture, anche solo per alimentare paura e caos.
Non esistono conferme pubbliche dei governi interessati e non risulta che un piano del genere sia stato svelato in modo definitivo. Tuttavia, il quadro descritto indica che la minaccia non viene più letta solo come un problema di frontiera con Mosca o con l’Ucraina.
Polonia in prima linea tra cieli e binari
Varsavia resta il punto più esposto. Nel settembre 2025 una ventina di droni russi avrebbe oltrepassato lo spazio aereo polacco durante gli attacchi contro l’Ucraina; alcuni sono stati abbattuti da forze polacche e alleate. A luglio di quest’anno, invece, un Kh-101 ha sorvolato il territorio polacco prima di finire al suolo in un’area dell’est del Paese.
Anche il mare Baltico continua a essere monitorato con attenzione: la Polonia ha intercettato più volte velivoli russi considerati troppo vicini alle proprie acque territoriali. In questo contesto si inserisce l’episodio di ieri mattina, quando un Mi-8 partito da Kaliningrad ha violato lo spazio aereo polacco per circa trecento metri, restando oltre confine per quarantadue secondi.
Un segnale che Varsavia legge come prova generale
Il Comando operativo delle forze armate polacche ha seguito il velivolo con i radar, facendo decollare i caccia e mettendo in allerta anche le unità di terra. Per il governo di Varsavia, la sequenza dell’incidente suggerisce un tentativo di valutare i tempi di reazione della difesa aerea.
Si tratta, inoltre, del primo caso reso pubblico di un elicottero militare russo che entra in questo modo nello spazio aereo polacco. Per le autorità polacche non è un episodio isolato, ma un tassello di una pressione più ampia.
Gli avvertimenti arrivati prima
Sei giorni prima, Donald Tusk aveva parlato al Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, avvertendo che nei mesi successivi la Russia potrebbe mettere in scena azioni con droni e missili contro la Polonia e altri Paesi schierati con Kiev. Secondo le informazioni citate dai servizi di intelligence di Varsavia, questi episodi potrebbero poi essere presentati come semplici incidenti.
Il premier aveva descritto anche il rischio che Mosca tenti di far apparire l’Articolo 5 come un principio più teorico che concreto. Nel suo ragionamento, il periodo tra fine anno e l’inizio dell’inverno sarebbe il più delicato.
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Treni, aeroporti e cavi sotto osservazione
Tra quel discorso e il sorvolo del Mi-8 si sono accumulati altri episodi. Il 21 settembre la Polonia ha rimesso in stato di prontezza l’aviazione militare e i sistemi antiaerei mentre la Russia colpiva l’Ucraina. Il 22 settembre, nella zona di Jedlanka, in regione di Lublino, due convogli merci sono finiti contro blocchi di cemento collocati sui binari: le locomotive sono state danneggiate, ma non ci sono stati feriti.
La procura, almeno in un primo momento, ha escluso la pista del sabotaggio, ricordando che non ogni incidente vicino al confine può essere ricondotto con certezza a Mosca. Qualche giorno prima, il 13 settembre, un drone aveva colpito un treno passeggeri diretto da Kyjiv a Varsavia a poca distanza dalla frontiera.
Fuori dalla Polonia, ad agosto, all’aeroporto di Lipsia-Halle, è stato trovato un drone con esplosivo nei pressi di un cargo ucraino. In settembre il governo tedesco ha indicato la Russia come mandante dell’azione, mentre le indagini hanno puntato verso il Gru, il servizio di intelligence militare russo.
Anche in Italia è emerso un episodio tenuto sotto osservazione: l’esplosione del 13 agosto in uno stabilimento di Colleferro, che produce pure munizioni destinate all’Ucraina, è stata subito collegata all’idea di un sabotaggio russo. Guido Crosetto, però, ha spiegato che non c’erano elementi sufficienti per attribuire l’evento a un intervento esterno.
Una minaccia sempre più larga
Sul piano più delicato, la Cia avrebbe avvisato anche Varsavia della possibile esposizione del sistema bancario. Secondo quanto riportato da Newsweek Polska, i russi avrebbero mappato cavi sottomarini usati anche per le comunicazioni finanziarie tra Europa e America nel Baltico; l’ipotesi è che un danneggiamento mirato possa interrompere i collegamenti tra istituti.
Non ci sono prove pubbliche di un piano già pronto contro il comparto bancario polacco. Eppure la sequenza di episodi, presi insieme, descrive una minaccia che non resta confinata a una sola frontiera e che chiama in causa aeroporti, ferrovie, porti, cavi e altre infrastrutture civili in diversi Paesi europei.
Il problema, in definitiva, è l’attribuzione: i casi non sono identici e non tutti possono essere collegati nello stesso modo. Ma il ripetersi di segnali simili sta spingendo diversi governi a considerare necessaria una risposta coordinata a livello europeo.
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