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Politica 3 min di lettura19 ore fa

Renzi sfida il campo largo: il veto a Italia Viva può costare caro

Il leader di Italia Viva rivendica un ruolo decisivo per i riformisti, attacca il governo e avverte il centrodestra sul peso elettorale di Vannacci

Il risultato di Roberto Vannacci alle suppletive di Reggio Calabria, unito alla prospettiva di una sfida nazionale, offre a Matteo Renzi l’occasione per rilanciare il peso di Italia Viva. Secondo il leader del partito, escludere i riformisti dalle alleanze potrebbe compromettere la vittoria del centrosinistra, mentre Futuro Nazionale rischierebbe di sottrarre consensi decisivi al centrodestra.


Il veto ai riformisti può pesare

Intervenuto a Otto e mezzo su La7, Renzi ha sostenuto che Italia Viva e Casa riformista saranno indispensabili per gli equilibri del cosiddetto campo largo, composto da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il leader di Iv ha inoltre confermato l’intenzione di presentarsi con il simbolo della propria area politica e con un’identità fondata su idee e valori autonomi.

Il messaggio rivolto agli alleati potenziali è netto: «Se qualcuno metterà un veto su di noi, perderà». Renzi ha richiamato i precedenti di Liguria e Basilicata, sostenendo che anche in quei casi l’esclusione della componente riformista avrebbe avuto conseguenze negative per la coalizione.


Vannacci, il rischio per la maggioranza

La vittoria del centrodestra alle suppletive di Reggio Calabria è arrivata con un’affluenza contenuta e senza il sostegno di Futuro Nazionale, il partito fondato e guidato da Roberto Vannacci. La formazione ha raccolto circa l’11% dei voti, un dato che Renzi considera significativo nonostante il successo della coalizione di governo.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, su scala nazionale Futuro Nazionale potrebbe attestarsi tra il 4% e il 5%, una percentuale potenzialmente sufficiente a impedire al centrodestra di conservare la maggioranza. «Vannacci può far perdere il centrodestra», ha affermato Renzi, giudicando limitato il valore politico dei festeggiamenti per una vittoria ottenuta in una realtà tradizionalmente favorevole alla destra.


Il voto e gli attacchi al governo

Renzi ha anche chiesto di accelerare il calendario elettorale. A suo giudizio, la situazione del Paese è peggiorata rispetto a quattro anni fa e, poiché a maggio si voterà in numerose grandi città, sarebbe più corretto accorpare le elezioni politiche alle amministrative invece di attendere novembre, come continua a indicare il governo.

Nel mirino è finita anche la politica sui carburanti. Eni e Ip hanno introdotto riduzioni per benzina e diesel con un limite ai prezzi; Renzi ha definito l’intervento una forma di moral suasion non negativa, ma ha accusato Giorgia Meloni di aver promesso in campagna elettorale l’abolizione delle accise senza poi realizzarla.


Accise ed extraprofitti, la critica

Il leader di Italia Viva ha sostenuto che la riduzione delle accise avrebbe sottratto 7 miliardi di euro alle casse pubbliche, risorse che, a suo parere, avrebbero potuto finanziare l’eliminazione degli acconti per le partite Iva. La sua critica riguarda quindi sia la promessa non mantenuta sia l’utilizzo alternativo che quei fondi avrebbero potuto avere.

Renzi ha espresso perplessità anche sull’idea di tassare gli extraprofitti, tema emerso già durante il governo Draghi e difficile, secondo lui, da definire con precisione. La sua posizione resta però distinta sulla questione delle accise: «Mi piace chi dice che leva le accise e poi lo fa».

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